Una maxi operazione della Polizia di Stato denominata “Estrella”, e coordinata dalla Procura della Repubblica di Velletri, ha sgominato in queste ore un traffico di auto “fantasma” tra Spagna e Castelli Romani, smantellando un sistema di auto clonate importate e rivendute come veicoli regolari. Due le misure cautelari, effettuate al termine di un’indagine durata cinque mesi.
Oltre 15 auto clonate con documenti spagnoli già scoperte dalla Polizia di Stato: le indagini partite dal controllo di una Jeep Renegade
L’operazione ha preso avvio da un normale controllo su strada effettuato dagli agenti della Sottosezione Polizia Stradale di Roma Sud, che durante la verifica di una Jeep Renegade apparentemente proveniente dalla Spagna, hanno notato alcune incongruenze che, a un’analisi più approfondita, hanno portato a sospettare che il veicolo fosse stato contraffatto e riciclato attraverso una procedura di nazionalizzazione irregolare.
Da quel momento è iniziata una lunga, che ha permesso di svelare un sistema complesso e ben strutturato.
Le verifiche documentali e i primi sospetti degli investigatori
I poliziotti, insospettiti dalla documentazione fornita, hanno avviato accertamenti approfonditi presso l’Agenzia delle Entrate e la Motorizzazione Civile. Il confronto tra i dati ufficiali e quelli relativi alla vettura controllata, non ha a quel punto lasciato molti dubbi: dietro alle discrepanze anagrafiche del veicolo, si celava l’esistenza di un’attività sistematica di riciclaggio di auto.
Avviate verifiche più ampie, queste non si sono poi fermate ai confini nazionali: grazie ai servizi di cooperazione europea infatti, è stato possibile effettuare controlli incrociati con le autorità spagnole. Da questi riscontri è emerso un dato incredibile: diversi veicoli che risultavano importati e reimmatricolati in Italia continuavano, al tempo stesso, a circolare regolarmente in Spagna.
La rete strutturata di riciclaggio ai Castelli Romani
L’approfondimento investigativo ha portato a individuare un presunto sistema di riciclaggio attivo nell’area dei Castelli Romani e riconducibile a due persone. Secondo gli elementi raccolti, il meccanismo prevedeva l’acquisizione di autovetture di provenienza furtiva, seguita da un vero e proprio “maquillage” volto a cancellare ogni traccia dell’identità originale del mezzo.
Le attività di contraffazione avrebbero incluso la ripunzonatura del telaio, la riscrittura delle centraline elettroniche, la sostituzione delle etichette identificative e l’applicazione di documentazione apparentemente proveniente dalla Spagna. Solo dopo queste operazioni le auto venivano sottoposte alla richiesta di nazionalizzazione, ottenendo targhe e carta di circolazione italiane regolari.
La commercializzazione online e il recupero dei veicoli
Una volta “pulite” poi, e reimmesse nel circuito legale, le auto venivano messe in vendita su canali online, raggiungendo acquirenti ignari della reale provenienza dei mezzi. L’attività investigativa ha permesso di individuare 17 ulteriori veicoli importati con lo stesso metodo, oltre a quello inizialmente controllato.
Sono in totale sono 18 le auto risultate frutto di furto e recuperate dalla Polizia di Stato nell’ambito dell’operazione. Parallelamente, sono state eseguite due misure cautelari personali: una agli arresti domiciliari e l’altra con obbligo di presentazione quotidiana all’autorità giudiziaria. I destinatari dei provvedimenti si trovano al momento nella fase delle indagini preliminari e devono essere considerati non colpevoli fino a eventuale sentenza definitiva.


















