Stalking all’avvocata, condannato a Roma cliente che la tempestava di telefonate e visite

Stalking all’avvocata, condannato cliente molesto. Il tribunale: "Atteggiamenti persecutori gravi e prolungati"

Immagini di repertorio

Un anno di reclusione per stalking. È questa la pena inflitta dal Tribunale di Roma a un cittadino romeno di 55 anni, accusato di aver perseguitato per mesi una professionista romana, un’avvocata penalista con studio al quartiere Africano che lo aveva assistito legalmente anni prima, tra il 2016 e il 2017.

Stalking all’avvocata, condannato cliente molesto. Il tribunale: “Atteggiamenti persecutori gravi e prolungati”

La sentenza è stata pronunciata ieri, 26 settembre, a piazzale Clodio, al termine di un procedimento che ha visto anche il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma costituirsi parte civile. Il pm aveva chiesto una condanna a 1 anno e 8 mesi.

Un caso emblematico

Il caso è emblematico per diversi motivi: non solo per la natura ossessiva e insistente delle condotte dell’imputato, ma anche per il valore simbolico riconosciuto alla vittima, destinataria di un risarcimento simbolico insieme all’Ordine, che ha voluto sottolineare la necessità di tutelare l’attività forense — e in particolare le professioniste donne — da ogni forma di intimidazione o pressione indebita.

Secondo quanto ricostruito nel corso del processo, l’uomo avrebbe iniziato una serie di appostamenti e molestie nei confronti dell’avvocata, mettendo in atto comportamenti reiterati e invasivi: telefonate continue, messaggi minacciosi, visite indesiderate presso lo studio legale della professionista, anche in assenza di appuntamento. Nonostante i ripetuti inviti ad allontanarsi, l’uomo avrebbe continuato a presentarsi all’ingresso dello studio, insistendo per essere ricevuto.

Mesi di persecuzioni e appostamenti

Il 30 settembre 2024, ad esempio, si è presentato alla porta dello studio legale pretendendo di entrare, pur non avendo alcun appuntamento. In quella circostanza ha continuato a telefonare insistentemente sia al numero personale della legale che a quello dello studio.

Il 3 dicembre 2024 ha lasciato messaggi telefonici inquietanti, con frasi come: “Ti assicuro che ti faccio una visitina in questi giorni”, oppure “Digli di chiamare, mi deve chiamare”. Solo pochi giorni dopo, il 6 dicembre, ha continuato a molestarla telefonicamente, arrivando a dire: “Dai per favore sennò entro domani… oggi è il mio compleanno, voglio parlare con te signora… allora vengo io, ci vediamo… vi aspetto a pranzo, quando uscite”.

Questi comportamenti hanno provocato nella vittima uno stato di paura prolungato e crescente, tanto da portare il giudice all’emissione di una misura cautelare: il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dall’avvocata, con l’applicazione del braccialetto elettronico.

Tuttavia, come riportato in una ordinanza, l’uomo si è reso irreperibile prima che il dispositivo potesse essere effettivamente applicato (in quel momento era indisponibile), aumentando il rischio per la parte offesa. Da qui una seconda misura cautelare in carcere (dove l’uomo è tuttora recluso) scattata a marzo di quest’anno.

La vittima: “Senza braccialetto elettronico ha avuto tempo di sparire”

“In questa vicenda mi sono sentita tutelata dagli operanti intervenuti del commissariato Vescovio, dal mio legale Serena Valduga e dal mio Ordine professionale, che si è costituito in giudizio rivendicando il libero esercizio dell’attività forense, soprattutto in ambito penale da parte di professioniste donne”, ha dichiarato l’avvocata a Canaledieci, scegliendo di rimanere anonima.

La legale ha anche evidenziato una criticità importante nella gestione delle misure cautelari: Ritengo che le disposizioni normative previste dal Codice Rosso, in questo caso, abbiano raggiunto lo scopo cautelativo. Tuttavia, la materiale indisponibilità del dispositivo elettronico ha comportato un ritardo nell’esecuzione della misura del divieto di avvicinamento, che di fatto si è tradotto in un aumento del pericolo per la parte offesa, dando all’indagato la possibilità di rendersi latitante”.

Il precedente: quando l’attività legale diventa un incubo

Sempre il tribunale di Roma in precedenza ha condannato un indagato che aveva reso impossibile l’avvocato della controparte

All’uomo era stata disposta la condanna a otto mesi di carcere (pena sospesa) e la misura di sicurezza della libertà vigilata per un anno.