West Nile a Roma, la testimonianza: “È successo davvero a mia madre, non sottovalutatelo”

West Nile, la testimonianza di un'abitante dell'Infernetto dove si sono verificati due casi dell'infezione trasmessa dalle zanzare

Foto di archivio

Un’infezione da West Nile virus, la prima confermata nella capitale, ha messo a dura prova la salute di una 77enne romana dell’Infernetto, che ora si sta riprendendo.

West Nile, la testimonianza di un’abitante dell’Infernetto dove si sono verificati due casi dell’infezione trasmessa dalle zanzare

La donna, inizialmente è stata colpita da crampi, bollicine agli arti inferiori e crampi alle gambe e ha iniziato ad accusare una grande stanchezza, poi sfociata in una febbre alta oltre i 39 gradi.

A raccontare il decorso dell’infezione dopo la comparsa dei primi sintomi è la figlia della 77enne.

La progressione è stata molto rapida, dalla stanchezza la donna ha perso l’appetito ed è entrata in una fase di totale astenia senza avere più la forza di fare ciò che prima eseguiva senza alcuna difficoltà.

La febbre ha fatto pensare a una polmonite che, tuttavia, non ha avuto riscontro radiografico ma il medico di base ha avuto subito il sospetto che potesse trattarsi degli effetti di questo temibile virus.

Con la convinzione che la signora avesse contratto la malattia dopo essere stata punta da una zanzara infetta i parenti l’hanno portata al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Eugenio dove i medici non hanno tuttavia dato ascolto a quanto veniva loro detto.

La donna è stata sottoposta a emocromo e le analisi del sangue hanno evidenziato un livello bassissimo di sodio e di elettroliti. Una condizione di disequilibrio che ha spinto i sanitari a trattenerla per una notta in vista di un trasferimento che è stato rifiutato.

Ricondotta a casa lo stato di salute della 77enne ha continuato a peggiorare.

Il mattino successivo la paziente aveva lo sguardo perso, non sentiva quasi più ed era in preda a un nuovo rialzo di temperatura.

Di qui la corsa senza esitazioni al Campus biomedico.

Dopo la diagnosi mancata al Sant’Eugenio, dove il sospetto iniziale di noi familiari non era stato ascoltato, la situazione è precipitata. Mia mamma ha iniziato a manifestare problemi di udito e difficoltà motorie. E’ stata ricoverata al Campus Biomedico, dove i medici le hanno diagnosticato una meningite, e hanno preso in seria condizione una diagnosi basata sul fondato sospetto di un’infezione virale“.

I campioni della analisi, inviate allo Spallanzani, hanno confermato la presenza del virus.

Si trattava del primo caso confermato di West Nile nella capitale -continua la figlia- e Ho deciso di condividere questa esperienza con il cuore pesante, ma con la speranza che possa servire a sensibilizzare le persone alla presenza di un rischio tangibile per la nostra salute“.

“Non scrivo per cercare colpevoli, ma per informare“, spiega la figlia della signora per fortuna ora in fase di convalescenza, “il West Nile è tra di noi e il ritardo nella diagnosi può essere fatale“.

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