Un proiettile di Kalashnikov, ripiegato in un foglio con una croce e il suo nome, è stato recapitato ieri sera, venerdì 20 giugno, a Marco Doria, noto per il suo impegno in prima linea contro la mafia. L’inquietante pacco è giunto direttamente a casa dell’anziana madre 82enne dello storico membro della Commissione Speciale Antimafia, Anticamorra e Beni Confiscati.
Escalation intimidatoria contro il “principe antimafia”: un proiettile, il suo nome e la croce, l’ennesimo atto per fermare le sue inchieste su beni confiscati e appalti
Il gesto, l’ennesimo di una lunga serie di intimidazioni, segna un’ulteriore passaggio nella strategia del terrore messa in atto da chi vuole evidentemente silenziare le sue inchieste. La gravità del messaggio è inequivocabile e rievoca i tradizionali segnali di “guerra” della criminalità organizzata.

Un’escalation di intimidazioni contro il “principe antimafia”
L’episodio del proiettile non è infatti un caso isolato, ma il culmine di un percorso di minacce e aggressioni che Marco Doria subisce da anni.
La sua figura, impegnata in clamorose inchieste che hanno portato alla luce irregolarità nella gestione di ville storiche e appalti (la cosiddetta “mafia del verde”), lo ha reso un bersaglio costante.

Nel giugno 2021, al cancello della sua villa fu appesa una bara con il suo nome. L’anno successivo, un ordigno venne trovato nella sua auto. A questi si aggiungono bombette, bossoli recapitati ai suoi uffici e il tragico avvelenamento del suo cane, eventi che testimoniano la determinazione criminale nel tentare di fermare la sua azione.
Nell’ottobre 2023, già membro della Commissione Antimafia, Doria fu minacciato con una “santinella” con la sua foto consegnata nella sua segreteria, un chiaro avvertimento che la sua attività non passava inosservata.
La sua vita è ormai scandita da scorte e tentativi di aggressione, come quello avvenuto nell’agosto 2024 a Porto Santo Stefano, dove lui e la sua scorta furono affrontati da due individui. Da circa tre anni, Doria vive sotto protezione, un dato che evidenzia la serietà delle minacce.
L’impegno attuale di Doria e i sospetti sulle nuove inchieste
Attualmente, Marco Doria è profondamente impegnato nella gestione dei beni sottratti alle mafie, un settore cruciale e particolarmente delicato. In seno alla commissione nazionale, ha più volte lanciato l’allarme contro i tentativi di reimmissione nel circuito criminale di asset pubblici.
A luglio 2024, in un convegno al Maschio Angioino, ha sostenuto con forza la necessità di una gestione dinamica e trasparente di questi beni. La tempistica della nuova minaccia, quella del proiettile di Kalashnikov, non sembra casuale.
Il messaggio intimidatorio arriva proprio mentre Doria sta approfondendo segnalazioni riguardanti affidamenti e appalti controllati da figure, per cui si indaga sulla presunta vicinanza ad organizzazioni criminali.
Un dossier che potrebbe essere decisivo sugli intrecci tra mafia/camorra e le reti degli affidamenti sui beni confiscati, che se confermato, rappresenterebbe un passo significativo nella lotta alla “malapolitica” dei territori.
Le indagini in corso e l’appello delle istituzioni
Le forze dell’ordine, in stretta collaborazione con la Procura di Roma, hanno immediatamente avviato un’analisi approfondita della busta, della grafia e delle tracce di impronte.

Si cercheranno riscontri in altre caselle postali e si procederà a rafforzare la tutela della madre di Doria. Il contesto rituale dell’invio del proiettile con un destinatario specifico rimanda chiaramente ai tradizionali segnali di “guerra” da parte della criminalità organizzata.
Cosa ha smosso il potere criminale ora?
La continuità di queste minacce, dalla bara alla bomba, fino al proiettile, impone una riflessione ora sull’importanza di sostenere chi, come Marco Doria, agisce in prima linea contro le mafie, rischiando la propria vita.
Di fronte a questa escalation, in prima line per chiedere alle istituzioni di garantire il massimo supporto e sicurezza a Doria e fare rapida chiarezza su chi, e perché, vuole fermare le sue inchieste, è l’attivista civico Mauro Delicato, che da tempo sta seguendo le ombre che si muovono tra gli stabilimento in “abbandono”.
Le dichiarazioni di Marco Doria
Le prime dichiarazioni di Doria, pubblicate sul suo profilo Facebook, esprimono indignazione sulla situazione denunciata già due anni fa, dello stabilimento Village sul Lungomare di Ostia, confiscato al clan Fasciani e in gran parte distrutto e che la notte scorsa ha preso fuoco, per la seconda volta in quattro mesi.
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