Sull’omicidio di Stefania Camboni, uccisa nella sua villetta di Fregene, giovedì 15 maggio, è arrivato nella serata di oggi un appello da parte di Massimiliano Gabrielli, legale della famiglia Camboni-Violoni.
Ricerche fatte anche utilizzando un drone, che ha sorvolato la zona in cui è avvenuto l’omicidio di Stefania Camboni
Un appello alla cittadinanza di Fregene dopo l’omicidio di Stefania Camboni. Lo ha lanciato oggi, domenica 18 maggio, l’avvocato Gabrielli.
Ieri, dall’autopsia, sono emersi dettagli agghiaccianti. Secondo i primi risultati la vittima è stata colpita da oltre venti coltellate, molte delle quali inferte in punti vitali come la gola e il cuore.
“Alla luce dei gravissimi fatti di sangue avvenuti in data 15 maggio 2025 presso l’abitazione
della Sig.ra Stefania Camboni – scrive l’avvocato Massimilano Gabrielli, che sta seguendo la famiglia Camboni-Violoni – uccisa con numerosi fendenti all’interno della propria casa in Fregene, rivolgiamo un accorato appello a tutta la cittadinanza. L’omicidio è oggetto di un’indagine penale tuttora in corso, con la Procura della Repubblica di Civitavecchia impegnata a ricostruire ogni dettaglio utile all’accertamento della verità, anche in ordine ad eventuali concorsi o tentativi di depistaggio. Chiediamo con forza e senso civico a chiunque, nelle proprie passeggiate, attività di pulizia volontaria o per semplice caso, si imbatta in buste sospette abbandonate in secchioni, nella vegetazione, nella macchia, tra i rovi o in fossati di Fregene e zone limitrofe – soprattutto contenenti indumenti o oggetti sporchi di sangue – di non toccare nulla e di allertare immediatamente le forze dell’ordine, contattando il 112 o la Caserma dei Carabinieri di Fregene (0666564333)”.
Nella giornata di oggi, domenica 18 maggio, sono state effettuate delle ricerche anche tramite un drone.
Si è battuta la zona per cercare di individuare qualsiasi busta sospetta o altro elemento in grado di portare al reperimento di ciò che manca.
Non è stata ancora trovata l’arma del delitto, così come manca il telefono della vittima. Potrebbero essere stati gettati nella macchia o in qualche secchione con dentro anche dei panni sporchi di sangue, usati per pulire la scena del crimine.

“Purtroppo – prosegue l’avvocato nel suo appello – il territorio di Fregene è spesso vittima dell’inciviltà di chi abbandona rifiuti nei luoghi più remoti, e molti cittadini sono abituati a raccogliere e smaltire tali scarti per senso del decoro. Tuttavia, nel contesto di questo drammatico evento, anche un singolo sacchetto potrebbe celare elementi probatori fondamentali per la giustizia. Abbiamo fondata ragione di credere che l’autore dell’aggressione possa essersi disfatto nottetempo dell’arma del delitto e di altri oggetti compromettenti, occultandoli in zone di macchia poco frequentate e battute tra Fregene e Maccarese”.
Il duplice invito
“Il nostro invito è quindi duplice: non aprire né spostare autonomamente buste o materiali
sospetti, e comunicare tempestivamente ogni anomalia alle autorità competenti.
Aiutare le indagini significa tutelare la sicurezza dell’intera comunità e rendere onore alla
memoria della vittima, i cui familiari attendono verità e giustizia”, conclude l’avvocato
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