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Labur: “A Castelfusano monitor della videosorveglianza antincendio spenti”

Monitor di videosorveglianza antincendio spenti a Castel Fusano proprio nel momento in cui le emergenze, tra caldo, roghi e cura del verde assente, sono massime

Labur aggiorna, con un nuovo intervento, riguardo alla sempre preoccupante emergenza dettata da incendi e problematiche legate al gran caldo sempre più in aumento a Roma e in tutta la Penisola, evidenziando la pericolosa anomalia dei monitor della videosorveglianza antincendio che a Castel Fusano sono Spenti.

Monitor di videosorveglianza antincendio spenti a Castel Fusano proprio nel momento in cui le emergenze, tra caldo, roghi e cura del verde assente, sono massime

In particolare, in riferimento a quanto affermato dal sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, riguardo alla descrizione dei vari punti del “Piano Caldo”, Paula Filipe De Jesus di Labur specifica quanto segue: “Gualtieri – spiega la De Jesus, ha dichiarato che “La Protezione Civile ha messo a disposizione 10 squadre da 20 persone per raggiungere eventuali punti critici, come blocchi stradali o incendi”.

“Ebbene – precisa Paula Filipe De Jesus – qualcuno informi il Sindaco Gualtieri che dovrebbe mandare qualcuno all’Ufficio Giardini del Municipio X perché i monitor di video sorveglianza contro gli incendi, per quanto mi risulta, e mi risulta grazie a prove tangibili, sono tutti spenti, mentre di droni e sensori non se ne vede l’ombra” 

“Voglio ricordare – prosegue la fondatrice di Labur – la passerella annunciata 2 anni fa dalla Raggi sulla smart city, di cui spesso ha parlato anche Gualtieri. Parlava di 5G, satelliti, droni, sistemi anti-incendio ad alta risoluzione, sensori video-acustici ed Intelligenza Artificiale per creare uno ‘scudo’ di sorveglianza per la sicurezza e il controllo della Pineta di Castel Fusano, area protetta di circa 1000 ettari all’interno della Riserva Naturale Statale sul litorale romano. Ad ogni stagione estiva la pineta è interessata in media da 7 incendi. Quello del 2000 ne ha distrutto il 30%”.

Proseguendo nella descrizione della situazione, la De Jesus evidenzia il fatto che “Siccome nel frattempo i criminali hanno consentito che morisse di cocciniglia il restante 30%, in attesa che si nomini il Presidente di Commissione di Riserva dopo oltre un anno, c’è un cimitero di alberi morti pronti per la pira che si vedrà dallo spazio”.

Pertanto le esigenze sono mutate, essendo ormai diffusi ed evidenti i danni al verde pubblico: “Non abbiamo dunque più bisogno dei sensori distribuiti nella pineta di Castel Fusano e della sorveglianza satellitare con cui ‘sarà possibile intercettare un principio di focolaio, anche molto piccoli – come un barbecue -, fino a 15 km di distanza, per far scattare l’allarme ed inviare le coordinate a tutti gli operatori e Forze dell’Ordine, così l’incendio potrà essere spento in pochi minuti’, dei quali parlava Claudio Becchetti, coordinatore del progetto e divisione cybersecurity Leonardo”.

Proprio nei giorni scorsi, di recente, Labur aveva provveduto a ricordare la pesantissima situazione dei pini di Castelfusano, tutti morenti e a rischio crollo o incendio, da tempo, proprio quando uno di questi era crollato in strada, rischiando di provocare una tragedia e bloccando il traffico.

Lo stato disastrato del verde pubblico e in particolare dei pini marittimi della zona sono argomenti che sono stati ampiamente trattati anche nell’ultimo periodo, tramite alcuni nostri articoli d’approfondimento.

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