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Roma, pronto soccorso verso la paralisi: 1034 pazienti in attesa di ricovero

Sale d’emergenza stracolme di malati e tempi lunghi per una visita: pronto soccorso in crisi non solo per le patologie stagionali

Assalto agli ospedali per carenza di assistenza territoriale, pesanti limiti negli organici nella medicina d’emergenza e penuria di posti letto nei reparti: si ripropone nelle ultime ore il rischio di blocco nei pronto soccorso di Roma e del Lazio. Questa mattina, dato Regione Lazio delle ore 7,37, 1034 pazienti sono in attesa di un ricovero, alcuni anche da più di 24 ore.

Sale d’emergenza stracolme di malati e tempi lunghi per una visita: pronto soccorso in crisi non solo per le patologie stagionali

Sono alla saturazione i pronto soccorso di Roma, carichi di malati in lista d’attesa per un posto letto in reparto. Sistemati sulle lettighe, aspettano di essere trasferiti in un altro nosocomio o che si renda disponibile un posto nelle corsie delle specializzazioni. Infuriano polmoniti, infarti e scompensi cardiaci insieme alle condizioni di abbandono o solitudine che fanno precipitare le condizioni di salute dei più fragili, degli anziani.

L’assalto ai pronto soccorso e la conseguente difficoltà di garantire un’assistenza dignitosa, con sale d’emergenza gravate da promiscuità, disagi e lamentazioni dolorose, denuncia il fallimento delle politiche sanitarie nel Lazio. Dov’è l’assistenza territoriale? Dov’è un numero adeguato di posti letto per le acuzie? Dove sono i fondi delle incentivazioni covid destinati ad assunzioni e incentivazioni del personale di pronto soccorso?

In attesa di risposte, i numeri sono drammatici. Alle 7,37 di questa mattina risultano in attesa di un ricovero 99 pazienti al Policlinico Gemelli, 95 al Sandro Pertini, 84 al Policlinico Umberto,79 al San Camillo,  54 al Policlinico Casilino, 62 al Santa Maria Goretti di Latina, 50 al Sant’Andrea, 42 al Campus Biomedico, 39 all’Ospedale dei Castelli, 29 al San Giovanni, 25 al Santo Spirito e al Grassi di Ostia, 23 agli Ospedali Riuniti di Anzio.

Era già successo nel ponte dell’Epifania (leggi qui), con l’esplosione delle sindromi influenzali (leggi qui) e, prima ancora, nel ponte di Ognissanti (leggi qui). Segno evidente che il problema non è legato al calendario o all’acuirsi di talune patologie. Il problema è strutturale.

Le lunghe negli accessi al pronto soccorso denunciano impietosamente anche il fallimento della medicina territoriale. I pazienti non si rivolgono alla Guardia medica (o continuità assistenziale) per scarsa fiducia o per i tempi lunghi nell’attesa di un intervento. Ignorano completamente le Unità di Cure Primarie che dovrebbero garantire associazioni e cooperative dei medici di famiglia. E sempre più spesso lo stesso medico di famiglia è utilizzato solo come prescrittore, data anche la difficoltà per ottenere una visita in tempi brevi.

Al pronto soccorso di Ostia, dove sono stati convogliati i medici del Nucleo di Cure Primarie giustamente chiuso a Casal Bernocchi (leggi qui), sono ancora limitati i benefici che avrebbe dovuto comportare questa operazione. E, al Grassi come negli altri ospedali, nonostante l’impegno dei medici, i posti letto che si liberano sono resi disponibili con il contagocce. Segno che la crisi dovuta alla pandemia ha insegnato ben poco agli amministratori regionali.