Roma, un cinghiale ucciso e altri catturati a Villa Pamphilj. Ecco che fine faranno

Nel blitz della mattinata di mercoledì da parte delle forze dell'ordine un animale sarebbe stato ucciso, mentre per quelli catturati si dovrà trovare una nuova casa

Roma: un cighiale ucciso e altri avvistati e catturati a Villa Pamphilj con ancora un varco chiuso al pubblico per motivi di sicurezza, dopo l’episodio che vi avevamo documentato giusto domenica scorsa, 15 gennaio (leggi qui), oltre a quello che, sbucando in strada sulla Cassia, ha fatto sbandare un motociclista che è in codizioni gravissime (leggi qui).         

Nel blitz della mattinata di mercoledì da parte delle forze dell’ordine un cinghiale sarebbe stato ucciso, mentre per quelli catturati si dovrà trovare una nuova casa

Anche quest’oggi c’è stata una nuova chiusura nella mattinata odierna, 18 gennaio, per lo stesso motivo e nello stesso parco.

La battuta organizzata dalla polizia e dai carabinieri forestali ha individuato un branco composto da oltre15 “ungulati” proprio quelli che avevano provocato la prima chiusura del parco.

Nell’intervento odierno  un cinghiale pertanto sarebbe stato abbattuto, con grandi proteste degli animalisti, e gli altri sarebbero fuggiti.

Ad essere temporanemente chiuso dalle forze dell’ordine in questo caso è stato il cancello all’altezza di Piazza San Pancrazio.

Per gli otto esemplari catturati, adesso le autorità hanno comunicato come intenderanno procedere nel trattamento degli animali in questione.

In particolare sempre oggi sono giunti nuovi aggiornamenti su che fine faranno tutti i cinghiali presi fino ad oggi tra la volta scorsa e questa.

Otto in totale dunque i cinghiali catturati a villa Pampilij nei due blitz tra domenica e oggi, riaprendo anche in questo caso verso l’ora di pranzo l’ingresso di Piazza San Pancrazio e nessuno di loro è stato ucciso, ma saranno narcotizzati.

Frequentissimi nelle ultime settimane gli avvistamenti di cinghiali e non è escluso che sarà l’ultimo nella zona, sia nel quadrante est del parco che in quello ovest.

Per gli otto cinghiali scatterà dunque adesso il protocollo sanitario stabilito dalla Asl.

Gli animalisti suggeriscono da più parti di portare i cinghiali in questione in aree protette come la “Sfattoria degli Ultimi” (leggi qui), ora si cercherà il luogo più idoneo per loro dopo aver considerato l’eventuale rischio di peste suina, per impedire che il virus si possa propagare ulteriormente all’interno del Belpaese, obbligando all’uccisione forzata di numerosi esemplari.

Quel che è pressochè certo è che qualunque cinghiale catturato difficilmente verrà mai liberato e lasciato allo stato brado, per impedire che possa riprodursi indiscriminatamente, ma non si può più neanche ucciderli per macellarli, dunque non resta che trovare presto loro una nuova casa.

La presa di Posizione dell’Oipa

In giornata arriva anche la dura presa di posizione, tramite comunicato ufficiale, da parte dell’Oipa (Organizzazione Internazionale Protezione Animali), che entra nel merito dei fatti accaduti: “Un frequentatore riferisce di aver saputo che la ‘battuta riguardava ’11 cinghiali, 3 adulti e 8 cuccioli, circondati dai carabinieri'”.

In particolare, nella circostanza, l’Ufficio legale dell’Organizzazione è pronto a chiedere l’accesso agli atti per essere informati nel dettaglio sulle procedure seguite e sul destino degli animali.

Domenica 15 gennaioseguita la notaalla prima chiusura dei cancelli, il presidente del Municipio Roma 12, Elio Tomassetti, ha dichiarato: “Sono subito intervenuti il personale della Asl, la polizia locale e la polizia della città metropolitana per cercare di isolare gli esemplari e portarli altrove”

“L’Oipaprosegue il comunicatochiede se sia salva la vita dei cinghiali del più grande parco pubblico romano e, in tal caso, auspicato, dove saranno trasferiti. L’associazione torna a chiedere alle istituzioni un’azione di prevenzione e non di persecuzione di una specie che si sta presentando nei centri abitati solo a causa di una scorretta gestione del territorio”.

“Per arginare il fenomeno, la politica dovrebbe adottare azioni di prevenzione come la pulizia del territorio, la corretta raccolta dei rifiuti, l’uso di dissuasori, fino alla sterilizzazione farmacologica, oggi allo studio del Ministero della Salute”, rammenta il responsabile Fauna selvatica dell’Oipa, Alessandro Piacenza.

“Quanto agli esemplari che si vogliono ‘rimuovere’ dall’abitato – insiste Piacenza – chiediamo che siano trasferiti in rifugi e santuari e non abbattuti, nel rispetto della loro vita e anche dell’articolo 9 della Costituzione che tutela anche gli animali. Sguinzagliare i cosiddetti ‘selettori’ fuori e dentro i parchi anche protetti e, da ultimo, persino nelle zone urbane è un’inutile caccia alle streghe. Gli abbattimenti non sono la soluzione al problema della proliferazione dei cinghiali, ma la causa. Lo attestano etologi, zoologi, naturalisti”.

Infine si approfondisce di più l’origine dell’invasione dei cinghiali in città: Il problema della presenza dei cinghiali nei centri urbani è dovuta a una scorretta raccolta dei rifiuti: dov’è attuata la raccolta porta a porta i cinghiali non si presentano negli abitati. Inoltre, ancor più a monte, vi è la politica dei “ripopolamenti” degli anni passati: i cinghiali che popolano oggi l’Italia, più grandi e prolifici degli autoctoni, sono stati introdotti dai paesi dell’Est Europa a uso e consumo dei cacciatori, cui ora si ricorre per risolvere un problema che loro stessi hanno determinato, conclude Piacenza.

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Cinghiali a Villa Pamphilj, chiusi alcuni ingressi