Roma, condanna a 12 anni per il narcos albanese Dorian Petoku: ecco chi è

Il narcos avrebbe gestito un traffico di cocaina da Tirana a Roma agganciato con personaggi di calibro. Era seduto con Diabolik nel summit per la Pax mafiosa di Ostia

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Immagine di repertorio

Dodici anni di carcere, così calcolato con lo sconto del rito abbreviato: è la sentenza con cui ieri, martedì 5 luglio, un gup di piazzale Clodio ha condannato con l’accusa di traffico di sostanze stupefacenti il narcos albanese Dorian Petoku, noto nei meccanismi criminali tra Roma Nord e Acilia.

Il narcos avrebbe gestito un traffico di cocaina da Tirana a Roma agganciato con personaggi di calibro. Era seduto con Diabolik nel summit per la Pax mafiosa di Ostia

Il trentenne albanese, estradato lo scorso settembre, era accusato dai magistrati della Dda di piazzale Clodio di avere rifornito di droga l’organizzazione criminale guidata prima da Fabrizio Piscitelli, noto come ‘Diabolik’ e ucciso il 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti, e poi dal suo ex braccio destro Fabrizio Fabietti, altro trafficante condannato di recente a trent’anni di carcere.

Il giudice, però, non ha riconosciuto l’aggravante del metodo mafioso ma ha confermato quella dell’associazione armata. Secondo il sostituto procuratore Edoardo De Santis Petoku, aveva il compito di rifornire di stupefacente il sodalizio in cui Fabietti aveva invece il ruolo di “broker”, ovvero la gestione del traffico di droga. Un ingranaggio cruciale per inondare Roma principalmente di hashish e cocaina.

L’ascesa del narcos albanese nella Capitale parte dalla frazione di Acilia e nasce dai legami con alcuni dei suoi connazionali. Petoku è stato, infatti, a lungo il luogotenente di Arben Zogu, alias “Riccardino” o “Ricky”, suo lontano cugino, attualmente in carcere per vari reati tra cui estorsione e traffico internazionale di stupefacenti.

Non è un caso che tra i pochi commensali presenti al ristorante Oliveto in cui si sarebbe siglata la Pax Mafiosa per Ostia (leggi qui), il summit per mettere a tacere le tensioni tra gli Spada e Marco Esposito alias Barboncino (deceduto per un malore a marzo di quest’anno) ci fosse anche Petoku (leggi qui). Era il 13 dicembre del 2017.

Quel giorno, seduti intorno a un tavolo, ci sono quattro uomini di peso. C’è un infiltrato italiano, che si fa chiamare “il francese”, e le cui gesta sono narrate nell’operazione “Brasile low cost”, quando i Casamonica cercavano di portare in Italia un aereo carico di cocaina purissima.

Al suo fianco, siede Salvatore Casamonica, classe 1976, personaggio di grande caratura criminale e capobastone del clan che controlla Roma Est (appena condannato a 18 anni per  droga e a 16 per l’incontro della Pax Mafiosa, come fiancheggiatore degli Spada).

Di fronte mangia e discute Fabrizio Piscitelli, Diabolik. E poi c’è lui, Dorian Petoku. Non è un pranzo tra amici. Casamonica (per gli Spada), Piscitelli (per Esposito) e gli albanesi stanno infatti suggellando – secondo gli inquirenti – una pax mafiosa che dovrà mettere fine al conflitto tra le famiglie e consentire di tornare a far fiorire il traffico di droga sul litorale. Un nuovo equilibrio in cui gli albanesi guadagnano appunto un posto a tavola, senza ancora però avere un ruolo chiave.

L’ascesa del narcos Petoku tuttavia è breve. Lo arrestano nel 2019 in Albania, lo scorso settembre l’estradizione in Italia, ora la condanna.

Un summit, quello della Pax mafiosa, ormai superato da condanne e lutti.

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