La manutenzione dei treni dell’Alta Velocità lascia l’officina ferroviaria di Roma San Lorenzo. Trenitalia conferma la trasformazione dell’impianto, destinato a concentrarsi sugli interventi sui convogli Intercity, mentre le attività sui Frecciarossa resteranno affidate ai presìdi di Napoli e Milano.
Frecciarossa, addio alla manutenzione per l’alta velocità a Roma San Lorenzo: la scelta di Trenitalia e la reazione del sindacato
Una scelta che apre un nuovo fronte di confronto con i sindacati, preoccupati per il futuro delle competenze specialistiche e del ruolo industriale della Capitale nella rete ferroviaria nazionale.
A chiarire la posizione dell’azienda sono state fonti di Trenitalia, che hanno precisato come non si tratti di una dismissione dell’officina, ma del completamento di un processo di trasformazione già avviato.
La struttura romana, nata per la manutenzione dei cosiddetti treni Pendolino e considerata per caratteristiche tecniche più adatta agli Intercity, cambierà dunque progressivamente destinazione.

Sul fronte occupazionale, l’azienda esclude esuberi e trasferimenti fuori dal territorio romano. I circa trenta lavoratori coinvolti saranno ricollocati nel vicino impianto di smistamento di Nuovo Salario, dove si svolgono attività di manutenzione dei treni regionali.
Una spiegazione che, tuttavia, non convince FAST-Confsal Lazio. Il sindacato, che aveva sollevato il caso denunciando il rischio di perdere uno dei quattro presìdi italiani specializzati nella manutenzione dell’Alta Velocità, ritiene che la posizione aziendale confermi il problema principale: la fine delle attività sui Frecciarossa nello scalo di San Lorenzo.
La replica del sindacato: «Non basta salvare i posti di lavoro»
«Le dichiarazioni di fonti Trenitalia riportate dall’Adnkronos, anziché smentire le nostre preoccupazioni, confermano il punto centrale della denuncia: Roma San Lorenzo perderà le attività di manutenzione dell’Alta Velocità. Chiamarla trasformazione anziché dismissione non cambia la sostanza di una scelta industriale che continuiamo a contestare».
A dichiararlo è Marco Manna, segretario regionale del Dipartimento Mobilità Terrestre di FAST-Confsal Lazio, che distingue la tutela dell’occupazione dalla salvaguardia delle attività produttive.
«Abbiamo riconosciuto fin dall’inizio l’importanza delle garanzie occupazionali. Ma salvaguardare i posti di lavoro, pur essendo fondamentale, non equivale a salvaguardare un’attività industriale. Spostare una trentina di ferrovieri a Nuovo Salario non risolve il problema delle professionalità maturate nella manutenzione dei Frecciarossa né quello del futuro produttivo di San Lorenzo».
Il nodo, secondo il sindacato, riguarda soprattutto il patrimonio di conoscenze tecniche costruito negli anni all’interno dell’officina. Nello scalo sono presenti due capannoni operativi giorno e notte, dove lavorano dipendenti Trenitalia e personale delle aziende appaltatrici. Un presidio che concentra competenze specifiche e capacità di intervento sui convogli dell’Alta Velocità.
«Rinunciare a un presidio manutentivo dell’Alta Velocità proprio nella Capitale, uno dei principali nodi della rete ferroviaria nazionale, significa perdere competenze specializzate, capacità di intervento e flessibilità operativa. Una scelta che riteniamo miope e sulla quale chiediamo un serio ripensamento», aggiunge Manna.
Il futuro dell’officina e i dubbi sugli Intercity
La trasformazione in un impianto dedicato agli Intercity apre, secondo FAST-Confsal, una serie di interrogativi ancora senza risposta. Il sindacato chiede infatti di conoscere quali saranno i volumi di lavoro previsti, quali investimenti verranno destinati alla struttura e quali professionalità saranno necessarie per le nuove attività.
«Una prospettiva che prendiamo in considerazione con interesse, ma che, nei termini oggi riportati, non ci risulta sia stata compiutamente illustrata nel confronto sindacale», sottolinea Manna.
Da qui le domande rivolte all’azienda: quali treni saranno effettivamente manutenuti a San Lorenzo? Chi si occuperà delle nuove lavorazioni, personale Trenitalia o imprese esterne? E quali garanzie contrattuali saranno previste per evitare il rischio di dumping salariale e normativo?
La questione assume ulteriore rilevanza anche alla luce del dibattito sul futuro affidamento dei servizi Intercity e delle possibili modifiche all’organizzazione delle relative gare, con l’ipotesi di una suddivisione in più lotti.
«Non vogliamo sovrapporre vicende diverse, ma è legittimo chiedere quale prospettiva industriale venga costruita per San Lorenzo in uno scenario nel quale potrebbero cambiare anche gli operatori del servizio.
Non basta annunciare una nuova destinazione dell’officina: bisogna spiegare chi vi lavorerà, quali attività saranno garantite e con quale continuità nel tempo», osserva il sindacalista.
L’appello a Gualtieri e Rocca: «Roma non diventi marginale»
Per FAST-Confsal Lazio, il rischio va oltre il singolo impianto e riguarda la distribuzione delle attività di manutenzione ferroviaria sul territorio nazionale. La preoccupazione è che il progressivo ridimensionamento delle strutture del Centro-Sud possa favorire una concentrazione delle lavorazioni più specializzate e degli investimenti negli impianti del Nord.
Una prospettiva che, secondo il sindacato, indebolirebbe il ruolo industriale di Roma proprio mentre la Capitale continua a rappresentare uno dei principali nodi del sistema italiano dell’Alta Velocità.
Per questo l’organizzazione chiede a Trenitalia un piano industriale trasparente, un confronto sulle possibili alternative al superamento della manutenzione dei Frecciarossa e garanzie sul mantenimento e sullo sviluppo delle competenze interne.
L’appello è rivolto anche al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, e al presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, affinché intervengano sulla vicenda.
«Non chiediamo soltanto di conservare l’occupazione esistente, ma di creare le condizioni per svilupparne di nuove. Roma non può essere centrale per il traffico Alta Velocità e diventare marginale nella sua manutenzione.
Un’officina non ha futuro soltanto perché rimane aperta: ha futuro se produce, investe, valorizza le professionalità e crea nuovo lavoro. Senza sviluppo industriale, le garanzie di oggi rischiano di non bastare domani».


















