Un’ininterrotta sequenza di scosse in mare aperto sta creando apprensione nelle popolazioni costiere del Tirreno, soprattutto tra la Sicilia e la Calabria. La continuità dell’attività sismica nel bacino tirrenico meridionale, iniziata una settimana fa, ha risvegliato l’incubo di una nuova emergenza maremoto, alimentando la paura di residenti e soccorritori per un fenomeno che non sembra arrestarsi, come nella tormentata zona dei Campi Flegrei.
Nuovo terremoto a 10 km di profondità: continua la sequenza sismica nel Tirreno che mantiene in allerta la Protezione Civile
La terra ha ripreso a tremare con insistenza nel bacino del Mar Tirreno Meridionale, proprio davanti alla fascia costiera della Sicilia, confermando una continuità sismica che desta forte apprensione tra gli esperti e la cittadinanza.
La notte scorsa tra l’1:17 e le 7:15 di oggi, venerdì 30 ottobre, i sismografi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia hanno registrato una decina di eventi sismici in mare aperto.
L’intensità delle scosse si è attestata in una forbice compresa tra la magnitudo 2.1 e la magnitudo 3.6. Secondo i rilievi tecnici forniti dall’INGV, l’ultima scossa rilevata in ordine di tempo è avvenuta a una profondità ipocentrale localizzata a soli 10 km dalla superficie.
Questa nuova sequenza non rappresenta tuttavia un fatto isolato, ma si inserisce in un quadro di costante instabilità che dura ormai da diversi giorni. Già nella giornata di mercoledì 28 ottobre, il medesimo tratto di mare era stato teatro di un altro sciame sismico iniziato a notte fonda.
In quell’occasione si erano verificate ben sette scosse a partire dall’una di notte, culminate con un evento di magnitudo 3.4 registrato alle 3:29 del mattino. Anche in quel caso, l’origine del sisma era stata individuata a una profondità di 10 km e a una distanza di oltre 90 chilometri a Nord-est dalle città di Palermo e Bagheria, con un’ultima replica di magnitudo 2.5 registrata alle 7:52 del mattino.
Sette giorni di angoscia e il ricordo del sisma di magnitudo 5.0
L’attuale susseguirsi di tremori e sciami ravvicinati acquisisce un significato ancora più inquietante, se messo in diretta relazione con l’evento ben più violento verificatosi esattamente una settimana fa.
Il 23 ottobre, la medesima area del Tirreno meridionale era stata scossa da un terremoto di magnitudo 5.0, verificatosi a una profondità estremamente superficiale di appena 9 km alle ore 12:19.
La violenza della scossa principale, avvertita nitidamente lungo la fascia costiera e nell’entroterra fino a Cosenza e al reggino, era stata accompagnata da un profondo boato e seguita nel giro di pochi minuti da due repliche significative di magnitudo compresa tra 2.8 e 3.5.
La concentrazione temporale di questi eventi in un solo arco settimanale evidenzia una continuità tettonica che tiene in costante allerta le sale operative e la rete di monitoraggio. Gli eventi superficiali in mare aperto, caratterizzati da ipocentri compresi tra i 9 e i 10 chilometri di profondità, sprigionano un’energia che si propaga rapidamente lungo le direttrici marittime, mantenendo alta la tensione morale dei residenti che vedono susseguirsi scosse e repliche a distanza di pochi giorni l’una dall’altra.
L’allarme maremoto e il panico tra la popolazione
A pesare maggiormente sulla percezione della popolazione è il ricordo concreto dell’allerta maremoto scattata proprio in occasione del sisma del 23 ottobre.
In quell’occasione, la ridotta profondità ipocentrale di 9 chilometri e l’elevata magnitudo raggiunta avevano spinto il capo della Protezione Civile siciliana, Salvo Cocina, ad attivare immediatamente i protocolli di emergenza costiera con la dichiarazione di un’allerta maremoto di livello arancione per l’intero litorale esposto.
Il provvedimento aveva raccomandato la massima cautela e il monitoraggio costante della linea di costa e delle infrastrutture portuali a causa delle possibili variazioni del moto ondoso.
I centralini dei Vigili del Fuoco e delle forze dell’ordine erano stati letteralmente presi d’assalto da centinaia di telefonate di cittadini spaventati in cerca di notizie e chiarimenti, sebbene per fortuna non si fossero registrate richieste di aiuto per danni imminenti o crolli a strutture pubbliche e private.
L’ombra di quel livello arancione e la persistenza dello sciame sismico a soli 10 chilometri di profondità continuano a generare forte apprensione nei centri abitati. Le autorità regionali e i centri di soccorso mantengono tuttora una pronta operatività e un contatto continuo con l’INGV per tracciare ogni minima variazione e garantire la tutela della popolazione costiera.


















