Una giornata di grandissima tensione sta paralizzando la Capitale tra vie bloccate, blindati delle forze dell’ordine ed elicotteri in volo. I cortei dello sciopero generale proclamato dall’Usb hanno invaso il centro e la periferia di Roma, trasformando la città in un terreno di scontro politico.
«Abbassate le armi, alzate i salari»: la rabbia dei manifestanti sotto la sede del ministero, massima allerta al Circo Massimo
La mobilitazione generale proclamata dal sindacato di base Usb per la giornata di oggi, venerdì 30 ottobre, ha paralizzato ampi settori della Capitale. Il corteo principale, partito alle 10:40 da piazza dei Cinquecento, ha visto convergere al suo interno migliaia di persone, tra cui esponenti di Potere al Popolo, Arci, l’associazione Asia per il diritto all’abitare e le sigle studentesche Osa e Cambiare Rotta.
A guidare visivamente la testa della protesta sono stati posizionati due trattori condotti da agricoltori arrivati in piazza per manifestare contro il caro carburanti e la crisi del settore. Prima della partenza del serpentone principale, la città era già stata attraversata da molteplici pre-cortei e picchetti studenteschi partiti fin dalle prime ore del mattino da numerosi licei romani, tra cui Visconti, Morgagni, Manara, Vivona e Plinio Seniore, oltre che dai concentramenti di Piramide, Pietralata, largo Preneste e piazzale Aldo Moro.
L’evento ha richiesto un piano di sicurezza ad allerta massima coordinato dal questore di Roma, con un monitoraggio costante svolto attraverso elicotteri, droni e controlli mirati sui social media. La sorveglianza speciale è stata concentrata nei punti nevralgici del passaggio, tra cui la stazione Termini, il Colosseo e la zona del Circo Massimo, dove è stato allestito il Villaggio della Sicurezza in vista delle celebrazioni del 4 novembre. In tutta la città le ripercussioni si sono avvertite sul regolare svolgimento delle lezioni scolastiche e dei servizi educativi, per l’adesione di insegnanti, educatori e personale Ata.
Tende al Colosseo e l’annuncio dell’assemblea
Mentre il corteo avanzava lungo via Goito verso il centro cittadino, i manifestanti alla testa del corteo hanno lanciato un chiaro segnale di prosecuzione ad oltranza della mobilitazione. Dalla testa della marcia è arrivato l’annuncio eclatante destinato a prolungare la protesta nei giorni successivi:
«Siamo centomila e la lotta non finisce oggi. Apriremo le tende al Colosseo per tre giorni, fino a quando domenica ci sarà una assemblea nazionale aperta a tutti per proseguire con la lotta. Abbiamo ancora due mesi per lottare contro carovita e finanziaria. Abbassate le armi, alzate i salari».
Alla protesta si sono uniti svariati spezzoni di lavoratori e precari provenienti dal mondo dell’istruzione, riuniti sotto la sigla dei ‘Docenti furiosi’: «Chiediamo più fondi alle strutture scolastiche, maggiore autogestione degli studenti e meno linee guida restrittive da parte del governo. Ma soprattutto un nuovo sistema di concorsi che eviti sfruttamenti. Ci sono precari da decenni che ancora non sono idonei e non sono riusciti a entrare nella loro aula».
La tensione sotto il ministero e gli insulti a Salvini
Uno dei momenti di maggiore impatto ed escalation verbale si è verificato quando il corteo, guidato dai trattori e dai camion, è giunto a piazza di Porta Pia, fermandosi direttamente di fronte alla sede del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
L’edificio istituzionale è stato prontamente sigillato ed isolato da un imponente cordone di sicurezza formato da forze di Polizia e Guardia di Finanza. All’arrivo sotto il dicastero, i manifestanti hanno urlato slogan e insulti indirizzati direttamente al ministro Matteo Salvini.
A scatenare la rabbia dei sindacalisti e dei lavoratori dei trasporti è stata l’ordinanza di precettazione firmata nei giorni precedenti dal ministro, che ha ridotto e rinviato lo sciopero nel settore dei trasporti esponendo chiunque avesse aderito a sanzioni pecuniarie da 500 a 1.000 euro.
Dalla testa della manifestazione le accuse lanciate all’indirizzo del ministero sono state durissime: «Siamo stati colpiti da un’ordinanza che si preoccupa della festività dei morti, lui, Salvini, che non ha mai lavorato due giorni in vita sua. Si preoccupa degli scioperi di venerdì, dimenticando che i trasporti lavorano sette giorni su sette. Abbiamo portato trattori e camion, vogliamo lavoro, giustizia e onestà. Siamo pacifici, ma adesso basta. Affacciati Salvini. Gli agricoltori sono qui perché stiamo fallendo tutti, ed è un trend che va avanti da 15 anni».
Flash mob per Gaza e la risposta della piazza
L’intera mobilitazione si è caratterizzata per una forte connotazione di protesta contro le spese militari e la situazione internazionale. A piazza Indipendenza, durante il passaggio dei manifestanti, un gruppo di performer ha messo in scena un impattante flash mob pensato per rappresentare visivamente le conseguenze dei bombardamenti lungo la Striscia di Gaza. Prima dell’inizio dell’esibizione, un’artista ha urlato alla piazza l’invito: «Venite a vedere Gaza che muore», attirando l’attenzione di centinaia di presenti.
Dalla piazza è arrivata anche la replica diretta alle misure di sicurezza e alle limitazioni imposte dalle autorità per lo svolgimento delle manifestazioni.
I manifestanti fermi davanti al Ministero dei Trasporti hanno ribadito la ferma intenzione di non fermare la protesta sociale, gridando con forza verso il palazzo: «Più ci reprimete più le piazze si ingrossano».

















