Strage di Pietralata, i funerali della famiglia Abbasciano: “Resterai per sempre la nostra Bibi”

Le parole commosse e gli interventi durante i funerali della famiglia scomparsa nella strage di Pietralata compiuta per volontà dei genitori

Il giorno del commiato per le vittime della strage di Pietralata. Le tre bare della famiglia Abbasciano sono allineate nella chiesa di San Giovanni della Croce a Roma per un ultimo addio, dopo il ritrovamento dei loro corpi senza vita il 31 agosto scorso nella villetta di via dell’antracite dove vivevano.

Le parole commosse e gli interventi durante i funerali della famiglia scomparsa nella strage di Pietralata compiuta per volontà dei genitori

In quella villetta il papà e la mamma si sono tolti la vita con una pistola Glock regolarmente detenuta portando con sé la piccola Bianca, soprannominata Bibi, 5 anni, sofferente sin dalla nascita per una grave forma di disabilità cerebrale.

A Bibi è andato il pensiero della sorella di Valentina Pambianco, 41 anni, moglie di Luca Abbasciano, tecnico informatico di 42. Le salme erano composte all’interno di feretri con una cornice di legno per la madre e il padre e bianca per la bimba, tutti accompagnati da una stessa foto di famiglia.

Strage di Pietralata, i funerali della famiglia Abbasciano: “Resterai per sempre la nostra Bibi” 1

Il ricordo della sorella di Valentina

Abbiamo pianto quando ci hanno detto che per te tutto sarebbe stato in salita, ma poi qualche volta ci illuminavi con questi sorrisi incredibili, capaci di accettare tutto il resto. L’amore senza paura e senza sosta della tua mamma e del tuo papà sono stati il motore delle tue conquiste e dei tuoi traguardi”.

E la manina che scandiva così bene col tuo ciao ciao rimarrà sempre quel ricordo immenso che vivrà sempre con noi. Tu sei stata e rimarrai la nostra Bianca, la nostra Bibi. La vostra famiglia era piena d’amore e luminosa” ha detto nella commozione di un dolore struggente la sorella di Valentina.

La collega di lavoro

Cara Vale, il tuo, il vostro gesto estremo ai nostri occhi non dice niente di voi -ha pronunciato dal pulpito una collega della 41enne- e non giudica le persone che siete. Che noi abbiamo conosciuto, stimato e amato. Al lavoro tu sei stata per noi una ventata di fresca, con il un tuo carattere solare, sempre allegro, spontaneo”.

La tua voce inconfondibile, la tua risata coinvolgente e contagiosa. E attraverso i vari racconti ci hai fatto conoscere l’uomo che avevi scelto di avere accanto. Luca è stato un ragazzo, buono, premuroso, gentile, disponibile per chiunque” ha concluso.

Durante l’orazione funebre a prendere la parola è stato Leonardo Emmi, il sacerdote officiante che ha detto: “Dio non è il Dio della morte. Dio è il Dio della vita, e noi siamo chiamati a credere pienamente nella resurrezione. Certo, il distacco umano, le tante domande che ci siamo posti in questo tempo particolare. Una fra tante: che cosa avremmo potuto fare e abbiamo fatto?”.

Domande senza risposta

Domande e interrogativi per ora destinati a rimanere senza risposta, alla luce della dinamica con cui si è compiuta a tragica sequenza degli spari. Uno alla testa ciascuno non si sa in che ordine esplosi dai genitori di Bianca prima di rivolgere la pistola contro se stessi, e altri due bossoli di colpi andati evidentemente a vuoto.

Le indagini dei carabinieri

Una ventina di lettere, firmate da entrambi, chiuse con cura e indirizzate ai parenti più cari. È da quel fascio di plichi, e da una frase che riassume la resa (“Da soli non ce la facciamo più”), che proseguono le indagini sulla strage consumatasi nella villetta di Pietralata, alla periferia di Roma.

I viaggi della speranza in Sudamerica

Per tentare di garantire un miglioramento alla bambina, la coppia aveva dato fondo a ogni risorsa: oltre duecentomila euro spesi in poco più di un anno tra centri specializzati, cure domiciliari e tre viaggi in Messico.

Tra la fine di novembre e l’inizio di gennaio scorsi, la famiglia si era trasferita a Monterrey per sottoporre Bianca a un ciclo con il Cytotron, una complessa tecnologia a risonanza magnetica per il trattamento dei tessuti cerebrali, preceduto da due cicli di cure con cellule staminali.

Nonostante Luca guadagnasse bene come informatico, la scelta di Valentina di lasciare il lavoro presso un’azienda energetica per dedicarsi interamente alla figlia aveva ridotto la famiglia a un unico reddito.

Il sostegno dei servizi sociali del III Municipio non bastava a coprire uscite così ingenti. I carabinieri stanno ora spulciando i conti correnti e la documentazione bancaria: l’ipotesi è che, di fronte alla prospettiva di un nuovo viaggio in Messico e all’accumularsi di scadenze pressanti, la coppia fosse finita in una rete di debiti senza via d’uscita.

Secondo la testimonianza di un’amica conosciuta in clinica a Monterrey, Valentina alternava momenti di apparente serenità a improvvisi crolli emotivi. Un carico economico che si era riversato quasi interamente sulle spalle di Luca dopo che Valentina aveva rassegnato le dimissioni per seguire costantemente Bianca.

Nulla e nessuno tra gli affetti più vicini aveva intuito che in quella famiglia messa a dura prova dalla vita ci fosse, forse da tempo, l’intenzione di farla finita al punto di sopprimere anche Teo, il loro cane da caccia.

Se sei interessato ad approfondire gli argomenti trattati in questo articolo clicca sulle parole chiave colorate in arancione e accedi alla banca dati di canaledieci.it.