Tragedia di Pietralata, il grido delle famiglie con disabilità: «Nessuno deve restare solo»

Tragedia di Pietralata, il post dei genitori di un’altra bambina speciale: «Non ce la facevano più, nessuna famiglia deve essere lasciata sola ad affrontare la disabilità grave»

Tragedia di Pietralata: «Da soli non ce la facciamo più». È racchiusa in questa resa straziante, affidata a una delle tante lettere lasciate sul letto prima degli spari, la fine di Luca Abbasciano, 42 anni, di Valentina Pambianco, 41, e della loro figlia Bianca, di 5. Quando i primi riflettori della cronaca si spengono sulla villetta di via dell’Antracite, resta l’urlo sordo di chi vive la medesima battaglia quotidiana contro la malattia.

Tragedia di Pietralata, il post dei genitori di un’altra bambina speciale: «Non ce la facevano più, nessuna famiglia deve essere lasciata sola ad affrontare la disabilità grave»

Ad alzare la voce sono i genitori di Morena, un’altra bambina speciale con cui Bianca condivideva cure, viaggi della speranza oltreoceano e giornate di terapie.

Dalla loro pagina social, «Morena, il nostro raggio di sole», hanno affidato alla rete il ricordo di un’amicizia nata dal dolore e dalla solidarietà: messaggi continui, videochiamate, incontri veloci alla stazione di Roma anche solo per guardarsi negli occhi per cinque minuti. Poi la partenza per un viaggio programmato insieme, la tappa a Madrid, quel messaggio inviato per dire «siamo arrivati» e una spunta mai diventata blu.

Tragedia di Pietralata, il grido delle famiglie con disabilità: «Nessuno deve restare solo» 1

Di fronte al silenzio anomalo e al ritrovo dei corpi di Luca, Valentina, della piccola Bianca e perfino del loro cane Teo, la disperazione si è trasformata in una denuncia disarmante.

Un dolore insopportabile

«È insopportabile il dolore che vi portavate dentro», scrivono i genitori di Morena salutando la famiglia spezzata. La loro voce dà forma a un pensiero che attraversa l’Italia intera e che tocca migliaia di famiglie nella stessa condizione: «Nessuno deve sentirsi solo quando c’è una disabilità in famiglia». Un monito che pesa come un macigno di fronte all’epilogo di una tragedia preparata nei dettagli, dove l’angoscia per le condizioni della bambina e la paura costante per la sua sopravvivenza avevano finito per consumare ogni energia.

Il dramma di via dell’Antracite riaccende infatti i riflettori sulla condizione dei caregiver, spesso schiacciati tra l’amore incondizionato per i figli e un isolamento progressivo che svuota le prospettive di futuro.

La famiglia di Pietralata era nota ai servizi sociali, come confermato dal presidente del Municipio Massimiliano Umberti: «La bambina era gravemente disabile e la famiglia era seguita. Di fronte a quello che è successo ci sentiamo impotenti: la solitudine è il più grosso male che c’è oggi al mondo». Un’impotenza che dimostra come il sostegno burocratico e formale non riesca sempre a intercettare la stanchezza profonda e il senso di abbandono che colpiscono chi assiste un familiare gravemente malato.

Il ricordo diffuso dai genitori che hanno condiviso con Luca e Valentina gli stessi percorsi medici diventa così un appello urgente rivolto alle istituzioni e alla società civile. Perché dietro le porte chiuse delle case dove si affronta la disabilità gravissima non debbano più servire lettere d’addio per far sentire la propria voce, ma presidi di vicinanza reale capaci di evitare che la cura si trasformi in disperazione.