Lotta alla peste suina africana (PSA) nel Lazio. Nell’ordinanza di potenziamento delle misure di prevenzione contro la diffusione del morbo c’è anche quello del divieto di pic nic operativo in 22 comuni del territorio regionale.
Lotta alla peste suina africana nel Lazio, un’ordinanza della Regione prevede misure stringenti per evitare la diffusione dei contagi
La Regione Lazio ha, infatti, emanato un’ordinanza per rafforzare le misure di prevenzione e contenimento dell’epidemie che non è trasmissibile all’uomo ma può estendersi anche agli esemplari di maiali presenti negli allevamenti privati.
L’allerta sanitaria è scattata dopo la conferma arrivata dal Centro di Referenza Nazionale lo scorso 27 agosto sul primo caso sospetto di Peste Suina Africana (PSA) a Riano.
La catena dei controlli si è messa in moto a pieno ritmo. I monitoraggi a tappeto condotti sul territorio, con la ASL RM 4 in prima linea nella ricerca attiva dei cinghiali morti, hanno portato a un bilancio di quattro positività, tutte circondate all’interno del perimetro del comune sabino.
Di fronte al rischio di propagazione del virus, il Ministero della Salute e la Regione Lazio hanno immediatamente convocato le rispettive Unità di Crisi. Il piano d’azione punta a circoscrivere il focolaio prima che l’infezione possa contagiare la fauna selvatica circostante o intaccare gli allevamenti della provincia.
Cos’è il virus e quali sono i rischi
È bene ribadirlo per evitare allarmismi: la PSA è un’infezione virale che colpisce unicamente maiali e cinghiali. Non c’è alcun pericolo di contagio per l’uomo né per altre specie animali. Tuttavia, l’impatto potenziale può essere devastante dal punto di vista economico: un’eventuale epidemia negli allevamenti rischierebbe di mettere in ginocchio la filiera suinicola, bloccando le esportazioni di carne e salumi e portando all’abbattimento di interi capi.
Le limitazioni nei comuni coinvolti
Per bloccare il rischio di trasmissione, la Regione Lazio ha firmato un’ordinanza straordinaria recependo le direttive sanitarie nazionali ed europee.
Il provvedimento interessa un’ampia porzione della Città Metropolitana di Roma e diversi comuni limitrofi e in particolare: Campagnano di Roma, Capena, Castelnuovo di Porto, Civitella San Paolo, Fiano Romano, Filacciano, Fonte Nuova, Formello, Guidonia Montecelio, Magliano Romano, Mazzano Romano, Mentana, Monterotondo, Morlupo, Nazzano, Ponzano Romano, Riano, Rignano Flaminio, Roma Capitale Municipio III, Roma Roma Capitale Municipio XV, Sacrofano e Sant’Oreste.
In tutta questa zona scattano rigide restrizioni per la popolazione:
- Attività all’aperto: sono vietati picnic, eventi e assembramenti nelle aree agricole e nei boschi.
- Contatto con la fauna: è severamente proibito avvicinare, disturbare o sfamare gli animali selvatici.
- Stop alla caccia: sospesa la caccia al cinghiale in ogni sua forma, consentiti solo interventi di controllo controllati sotto stretta biosicurezza.
- Gestione dei rifiuti: i Comuni dovranno mettere in sicurezza i cassonetti per evitare che attirino i cinghiali e installare una cartellonistica informativa per la cittadinanza.
Stretta sugli allevamenti e sorveglianza
I Servizi Veterinari delle ASL Roma 1, 4 e 5 hanno già avviato un censimento straordinario degli allevamenti suinicoli, a caccia anche di strutture non registrate. Negli impianti all’aperto saranno imposti il confinamento degli animali e il rafforzamento delle barriere di protezione. Per le strutture prive dei requisiti minimi di biosicurezza si potrebbe arrivare all’abbattimento preventivo dei maiali.
Le autorità regionali rinnovano l’appello alla massima collaborazione da parte di allevatori, cacciatori e cittadini: chiunque avvisti una carcassa di cinghiale o un animale moribondo deve immediatamente segnalarlo ai servizi veterinari competenti, evitando di toccare l’animale per non veicolare inavvertitamente il virus.
Il virus già debellato più di un anno fa
La notizia di una recrudescenza della malattia colpisce in modo particolare se solo si pone mente al fatto che, agli inizi del 2025, il Ministero della Salute aveva dichiarato la completa eradicazione della PSA proprio nella Regione Lazio.
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