Strage di Pietralata, le 20 lettere e l’incubo dei debiti per curare la bambina

Strage di Pietralata: dalla pista finanziaria per le cure in Messico agli esami autoptici e alla prova dello stub, gli accertamenti dopo la tragedia di Luca, Valentina e della piccola Bianca

Una ventina di lettere, firmate da entrambi, chiuse con cura e indirizzate ai parenti più cari. È da quel fascio di plichi, e da una frase che riassume la resa — «Da soli non ce la facciamo più» —, che ripartono le indagini sulla strage della villetta di Pietralata, alla periferia di Roma. 

Strage di Pietralata: dalla pista finanziaria per le cure in Messico agli esami autoptici e alla prova dello stub, gli accertamenti dopo la tragedia di Luca, Valentina e della piccola Bianca

La lettura approfondita degli scritti lasciati da Luca Abbasciano, 42 anni, e Valentina Pambianco – trovati morti insieme alla loro bambina e al cane – sta indirizzando i carabinieri della compagnia di Montesacro verso una pista ben precisa: l’impatto devastante dei problemi economici legati alle cure per la figlia Bianca, cinque anni, nata con una paralisi cerebrale.

Strage di Pietralata, le 20 lettere e l’incubo dei debiti per curare la bambina 1

L’attenzione degli investigatori si sta concentrando sulla reale situazione finanziaria della famiglia.

Per tentare di garantire un miglioramento alla bambina, la coppia aveva dato fondo a ogni risorsa: oltre duecentomila euro spesi in poco più di un anno tra centri specializzati, cure domiciliari e tre viaggi in Messico.

Tra la fine di novembre e l’inizio di gennaio scorsi, la famiglia si era trasferita a Monterrey per sottoporre Bianca a un ciclo con il Cytotron, una complessa tecnologia a risonanza magnetica per il trattamento dei tessuti cerebrali, preceduto da due cicli di cure con cellule staminali.

Nonostante Luca guadagnasse bene come informatico, la scelta di Valentina di lasciare il lavoro presso un’azienda energetica per dedicarsi interamente alla figlia aveva ridotto la famiglia a un unico reddito.

Il sostegno dei servizi sociali del III Municipio non bastava a coprire uscite così ingenti. I carabinieri stanno ora spulciando i conti correnti e la documentazione bancaria: l’ipotesi è che, di fronte alla prospettiva di un nuovo viaggio in Messico e all’accumularsi di scadenze pressanti, la coppia fosse finita in una rete di debiti senza via d’uscita.

L’isolamento e la pianificazione 

Oltre al fattore economico, gli inquirenti ricostruiscono un progressivo e drastico isolamento sociale.

Nelle ultime settimane la pressione era diventata insostenibile: il timore di contagiare Bianca con lievi malanni stagionali, i genitori di Valentina in vacanza a Fiuggi, i parenti di Luca assorbiti dai propri impegni e i vicini fuori città per le ferie.

Secondo la testimonianza di un’amica conosciuta in clinica a Monterrey, Valentina alternava momenti di apparente serenità a improvvisi crolli emotivi. Un carico emotivo e pratico che si era riversato quasi interamente sulle spalle di Luca. La strage — nella quale è stato ucciso anche il cane da caccia Teo prima che i due genitori mettessero fine alla propria vita — appare come un piano studiato nei dettagli per agire senza che nessuno potesse intervenire in tempo.

L’autopsia e la prova dello stub 

Gli accertamenti medico-legali dovranno chiarire i dettagli operativi del dramma. L’autopsia stabilirà l’ora e il giorno esatti dei tre decessi, mentre la prova dello stub chiarirà chi abbia impugnato la pistola Glock — acquistata regolarmente da Luca alcuni mesi fa — ed eventualmente se entrambi abbiano fatto fuoco.

L’intervento del ministro

Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli: “I fatti di Pietralata sono drammatici e sconvolgenti. Sicuramente non vanno sottovalutati, ma è anche per questo che abbiamo portato avanti una legge di riconoscimento per i caregiver familiari conviventi e prevalenti che prevede tutele differenziate, compreso il supporto economico e psicologico”.