«Sono stata cacciata in malo modo perché giravano un film». A Villa Pamphili, l’aggressione verbale rivolta da un regista ad una residente che faceva ginnastica nell’area fitness, ha riacceso gli animi e una nuova denuncia contro il sequestro dei parchi romani, tra set blindati senza segnaletica, eventi commerciali a pagamento e musica ad alto volume che devasta le ville storiche.
Nuovo episodio in uno dei parchi di Roma più gettonati e affittati, per riprese cinematografiche, festival a pagamento ed eventi a tutto volume nei luoghi della memoria
L’ennesimo episodio di prepotenza si è consumato stavolta in modo diretto, nell’area attrezzata di Villa Pamphili, dove una residente è stata allontanata mentre faceva ginnastica per far spazio a un set cinematografico:
«Sono stata cacciata perché giravano un film. Fin qui, se ci fossero state autorizzazioni e cartelli, pazienza. La cosa inaccettabile è che il regista ha iniziato a urlare e aggredire verbalmente tutti i passanti».
La cittadina descrive la violenza verbale della troupe: «Il regista era un pazzo che urlava perché non riusciva a girare le scene per la gente che passava. Urlava “Andate viaaaaa!” ma con una cattiveria inaccettabile».
Sui social la reazione è immediata: «La villa e i parchi le paghiamo tutti noi. Se vogliono fare i padroni a casa nostra andassero a ricrearsi la scenografia a Cinecittà», commenta un’altra residente, mentre c’è chi ricorda che «per legge devono delimitare l’area» e che le produzioni non possono trattare gli spazi pubblici come studi privati.
La battaglia di Villa Borghese e la diffida legale
L’episodio di Villa Pamphili è solo l’ultimo tassello di un malessere collettivo che è sfociato in un’azione legale formale. L’associazione Amici di Villa Borghese ha notificato una diffida al Campidoglio, alla Regione e al MiC, invitando le istituzioni «a provvedere in modo da impedire l’attuazione delle diverse manifestazioni, anche mediante revoca in autotutela dei relativi illegittimi provvedimenti».
Al centro dell’atto legale c’è il Regio Decreto del 1903, che vincola il parco «perpetuamente ad uso pubblico improduttivo della cittadinanza romana e nazionale». I legali denunciano il rischio di restituzione del parco al Demanio di fronte al calendario commerciale fino al 2027, tra il mese e mezzo di blocco per Vinòforum a Piazza di Siena, i concerti di Baglioni e l’asservimento del Galoppatoio per Christmas World con un «dimezzamento del canone OSP con evidente finalità speculative del privato e possibile danno erariale».
Il Parco della Rimembranza trasformato in discoteca
L’assalto al verde tocca anche i luoghi simbolo della storia cittadina. A Villa Glori, all’interno del Parco della Rimembranza nato per commemorare i caduti in guerra, l’annuncio degli organizzatori ha scatenato la bufera:
«Domenica 6 settembre prende il via un nuovo percorso: Villa Glori ospiterà dalle 18:00 alle 00:00 una grande giornata di musica a ingresso gratuito».
La trasformazione del parco memoriale in una pista da ballo ha provocato la durissima reazione dei residenti: «Nessun rispetto per i ns caduti e ne’ per i vivi i residenti che con musica rave ad altissimo volume non hanno potuto riposare e nessun rispetto per gli animali del parco! Lì poi c’è il centro ippico e i cavalli si spaventano tantissimo». Altri cittadini incalzano sollevando il problema acustico: «Certi decibel al massimo nei parchi così rovinano ogni ecosistema».
La rivolta dei romani e l’ipotesi del ricorso al TAR su Villa Borghese
La protesta dei cittadini a pochi giorni dal caso Villa Borghese, testimonia l’insofferenza per una gestione del verde ritenuta speculativa e dannosa per la città.
«Si devono vergognare, Roma è diventata un luna park. Gli avete tolto la sua identità», tra le accuse più virali sui social, a cui fa eco chi chiede di tutelare il patrimonio monumentale: «I concerti si possono fare anche nei palazzetti dello sport, mica si andava a rovinare le ville storiche».
Di fronte all’assenza di risposte, l’associazione Amici di Villa Borghese ha già confermato l’intenzione di passare alle vie giudiziarie: se la diffida restasse inascoltata, il passaggio successivo sarà l’impugnazione degli atti al TAR per restituire i parchi alla cittadinanza.




















