
Riceviamo dalla Confesercenti e volentieri pubblichiamo. L’estate che si chiude consegna a Ostia una sequenza di episodi che le imprese del litorale hanno vissuto in prima persona: furti quotidiani, danneggiamenti, aggressioni, atti di violenza consumati a ridosso dei negozi, dei mercati e del lungomare, nei giorni di maggiore affluenza.
Fabbri Biancone: “Le forze dell’ordine arrestano, il territorio si riempie di nuovo degli stessi volti. Così il senso di impunità dilaga”
«Il primo pensiero va a chi presidia questo territorio ogni giorno», dichiara Valentina Fabbri Biancone, presidente di Confesercenti Ostia Municipio X e componente della Presidenza di Confesercenti Roma e Lazio. «Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza lavorano a Ostia con competenza, professionalità e dedizione quotidiana. I risultati delle operazioni di controllo delle ultime settimane parlano da soli. A loro va la gratitudine piena delle imprese che rappresento».
«Il punto è che quel lavoro, troppe volte, non trova una conclusione – prosegue Fabbri Biancone. – Gli agenti fermano, identificano, arrestano. E poche ore dopo gli stessi volti sono di nuovo negli stessi luoghi, davanti alle stesse vetrine, davanti agli stessi commercianti che li avevano visti portare via la merce il giorno prima. Non è una critica a chi indossa la divisa: è esattamente il contrario. È il segnale di un sistema che scarica su di loro un lavoro che poi viene vanificato».
È da qui che nasce il senso di impunità che oggi dilaga sul litorale. Non da un’emergenza criminale straordinaria, ma dalla ripetizione quotidiana di reati minori che restano privi di conseguenze effettive. Chi commette un reato deve risponderne. Senza certezza della pena, ogni intervento diventa un gesto che si esaurisce in se stesso, e chi delinque impara — molto rapidamente — che il rischio è sostenibile.
C’è un secondo aspetto che va detto con altrettanta chiarezza: la tutela non può fermarsi all’incolumità delle persone, per quanto questa venga prima di tutto. Va tutelato anche ciò che quelle persone hanno costruito.
Vetrine infrante, serrande forzate, arredi esterni distrutti, merce portata via, insegne e dehors danneggiati: sono danni economici reali, che ricadono per intero sull’imprenditore. Nella quasi totalità dei casi nessuno li risarcisce. Il titolare paga la riparazione, paga i giorni di chiusura, paga premi assicurativi che crescono, e riapre. Poi accade di nuovo. Il danno al patrimonio di un’impresa non è un incidente privato: è una perdita per l’intero territorio, perché ogni attività che non regge questo conto è una saracinesca che si abbassa per sempre e una strada che si spegne.
Non esiste sicurezza percepita senza decoro urbano. Illuminazione insufficiente, arredo urbano danneggiato e mai ripristinato, aree verdi e pinete abbandonate, rifiuti e spazi degradati sono varchi aperti: lo spazio pubblico trascurato è uno spazio che invita alla trasgressione.
Le imprese, in questo, non sono parte del problema: sono il primo presidio di legalità del territorio. Una via con negozi aperti, illuminati e frequentati è una via sicura. Difendere il commercio di prossimità significa difendere la sorveglianza naturale che Ostia possiede e che nessun dispositivo può sostituire.
Le nostre richieste
- Certezza della pena e conseguenze effettive per i reati predatori e violenti, in particolare per i recidivi.
- Presidi stabili tutto l’anno, non solo nei mesi estivi, su tutto il litorale.
- Tutela effettiva del patrimonio delle imprese: risarcimento del danno a carico di chi lo provoca e strumenti pubblici di sostegno al ripristino per le attività colpite da atti vandalici e predatori.
- Un tavolo interistituzionale permanente sul litorale, con la partecipazione stabile delle associazioni di categoria.
- Un piano di ripristino del decoro: illuminazione, arredo urbano, pulizia calibrata sui flussi reali, recupero degli spazi abbandonati.
- Videosorveglianza funzionante e mantenuta, realmente utilizzabile dagli organi inquirenti.
“Serve rispetto per chi porta la divisa e ci protegge ogni giorno. Rispetto significa dare seguito al loro lavoro e smettere di lasciarli soli davanti a un territorio che chiede risposte. Ostia è la mia città e la mia impresa è qui: non parlo da osservatrice, ma da imprenditrice che ogni sera alza e abbassa una saracinesca su questo lungomare. Siamo pronti a sederci a quel tavolo domani mattina”– conclude Fabbri Biancone.



















