Un incubo lungo cinque minuti nell’oscurità della notte, a bordo di un autobus di linea. La violenza cieca contro un lavoratore di 28 anni, pestato a sangue per pochi spiccioli e un documento, si chiude oggi con le manette ed il carcere per due degli aggressori.
Pochi minuti di terrore sul bus, hanno fatto scattare il trasporto urgente del giovane al pronto soccorso e la caccia al branco da parte dei Carabinieri fino al campo nomadi di Candoni
La notte dello scorso 19 luglio si è trasformata in un vero e proprio incubo per un cittadino bengalese di 28 anni, quando il giovane è salito a bordo dell’autobus di linea ATAC della linea 719, un mezzo pubblico che per lui rappresentava semplicemente il tragitto quotidiano e sicuro, per recarsi sul posto di lavoro.
A bordo del mezzo, il 28enne è stato improvvisamente accerchiato da un branco di ignoti, composto da quattro individui, che gli hanno sbarrato ogni via di fuga e senza pietà , lo hanno bloccato nel corridoio, trasformando l’interno del bus in una trappola senza uscita.
Cinque minuti di terrore e i soccorsi in ospedale
Per cinque lunghissimi ed interminabili minuti, il giovane è stato travolto da una furia cieca e sconsiderata: una pioggia schiaffi, pugni al volto e calci sferrati con brutalità , per strappargli il denaro contante che custodiva nel portafoglio insieme ad un documento d’identità .
La vittima ha tentato disperatamente di divincolarsi dalla presa, di fare scudo con il proprio corpo e chiedere aiuto, ma ogni suo disperato tentativo di fuga è stato sistematicamente vanificato dai quattro che gli hanno ostacolato fisicamente il passaggio verso l’uscita.
Soltanto dopo essere riusciti ad accaparrarsi il bottino e le carte della vittima, i rapinatori si sono dati alla fuga, lasciando il giovane insanguinato ed esausto a terra. Soccorso dai sanitari del 118 giunti tempestivamente sul posto, il giovane è stato trasportato d’urgenza in ospedale, dove i medici gli hanno riscontrato lesioni ed escoriazioni giudicate guaribili con una prognosi di quindici giorni.
Le indagini dell’Arma e l’analisi dei filmati di bordo
Da quell’aggressione violenta è scattata immediatamente un’intensa attività investigativa condotta dai Carabinieri della Stazione di Roma Trullo, sotto il costante ed attento coordinamento dei Pubblici Ministeri della Procura della Repubblica di Roma, sezione Criminalità Diffusa e Grave.
Gli investigatori dell’Arma hanno passato al setaccio ogni singolo secondo dei filmati registrati dagli impianti di videosorveglianza ad alta definizione installati a bordo dell’autobus della linea 719.
L’incrocio minuzioso tra i fotogrammi delle telecamere, le dolorose testimonianze raccolte sul campo e i successivi ed inconfutabili riscontri fotografici ha consentito di ricostruire nel dettaglio la dinamica dell’attacco e di dare un volto ed un nome preciso a due dei presunti responsabili del raid.
Il blitz, l’arresto e il trasferimento a Regina Coeli
Sulla base dei gravi elementi indiziari raccolti, la Procura della Repubblica ha richiesto ed ottenuto dal G.I.P. del Tribunale di Roma un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Nelle ultime ore è scattato il blitz: i Carabinieri della Stazione di Roma Trullo, affiancati dai colleghi delle API (Aliquote Primo Intervento) del Nucleo Radiomobile di Roma e della Compagnia di Roma EUR, hanno rintracciato ed arrestato due uomini di 32 e 31 anni, entrambi già noti alle forze dell’ordine e dimoranti presso il campo nomadi “Candoni”.
I due sono gravemente indiziati dei reati di concorso in rapina aggravata e lesioni personali. Per loro si sono aperte le porte del carcere di Roma “Regina Coeli”, dove restano a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, mentre i Carabinieri proseguono le indagini per identificare gli altri due complici.
Si precisa che il procedimento versa nella fase delle indagini preliminari, per cui gli indagati devono ritenersi presunti innocenti fino ad un’eventuale sentenza di condanna definitiva.




















