Lavoro nero sul Litorale romano: nel laboratorio del cibo da asporto un’intera brigata di lavoratori sfruttati 

Nessuna tutela, paghe in contanti e contributi fantasma per quella brigata di lavoratori sfruttati invisibile per la legge: il blitz della Guardia di Finanza sul Litorale romano

Un esercizio commerciale specializzato in cibo da asporto sul Litorale romano, nascondeva un’intera brigata di lavoratori completamente invisibile alla legge. La scoperta dei sette dipendenti sfruttati, senza contratto e completamente privi di tutele fondamentali da parte della Compagnia locale della Guardia di Finanza, mentre la gestione dello shop evadeva le ritenute fiscali e previdenziali essenziali.

Nessuna tutela, paghe in contanti e contributi fantasma per quella brigata di lavoratori sfruttati invisibile per la legge: il blitz della Guardia di Finanza sul Litorale romano

L’intervento dei militari della Compagnia di Ladispoli, condotto dal Tenente Gaetano Piccolo e coordinato dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, si è sviluppato nell’ambito dei controlli sul territorio per il contrasto del lavoro nero, che ha portato il personale delle Fiamme Gialle in un esercizio commerciale di vicinato attivo nella preparazione e vendita di cibo da asporto.

All’interno del laboratorio, l’ispezione si è concentrata immediatamente sulle posizioni del personale intento alla preparazione degli alimenti. L’esito degli accertamenti sul campo ha restituito un quadro di irregolarità totale: l’intera brigata di lavoro, composta da sette persone, operava al di fuori delle prescrizioni di legge o in violazione delle norme che regolano la tracciabilità delle retribuzioni.

Il dossier sui lavoratori: il sommerso totale e le retribuzioni in contanti

I riscontri documentali avviati subito dopo l’accesso della Guardia di Finanza hanno rivelato i dettagli più gravi sulla condizione dei lavoratori impiegati nell’attività commerciale. Due dei sette dipendenti presenti al momento del controllo risultavano impiegati completamente “in nero”.

Per loro non era mai stata inviata la comunicazione obbligatoria di instaurazione del rapporto di lavoro, rendendoli del tutto inesistenti per gli enti previdenziali e assicurativi.

I restanti cinque lavoratori, pur formalmente inquadrati o tracciati sui registri, sottostavano a un sistema di pagamento non conforme alla legge. Gli emolumenti venivano infatti corrisposti regolarmente mediante denaro contante, eludendo l’obbligo di tracciabilità dei flussi finanziari stabilito a garanzia dei diritti del lavoratore.

A questo quadro si è aggiunta la non corretta tenuta del Libro Unico del Lavoro (LUL), strumento fondamentale per la rendicontazione delle ore e delle giornate effettivamente prestate.

Il bilancio fiscale: le ritenute trattenute e mai versate all’Erario

Gli approfondimenti di natura fiscale condotti dai finanzieri hanno poi  fatto emergere un complesso meccanismo di evasione legato alla gestione del personale. L’analisi dei libri contabili ha consentito di quantificare in oltre 8.500 euro la somma relativa alle ritenute fiscali che l’impresa aveva regolarmente operato sulle buste paga dei dipendenti, ma che non sono mai state versate nelle casse dello Stato.

A questa cifra si sono aggiunti quasi 4.000 euro di ritenute dovute che l’azienda non ha proprio provveduto ad applicare. Le omissioni previdenziali e assistenziali scoperte durante l’ispezione hanno evidenziato la sistematica privazione delle coperture assicurative e pensionistiche a danno della manodopera impiegata nel locale.

Contestazioni e sanzioni: oltre 23mila euro di verbali e le linee dell’Arma

A conclusione delle attività ispettive, la Guardia di Finanza ha redatto a carico dell’impresa di Ladispoli un verbale unico di accertamento e notificazione. Il provvedimento ha fissato sanzioni pecuniarie per un ammontare complessivo superiore ai 23.000 euro.

L’impianto sanzionatorio ha contemplato anche una maxisanzione per l’impiego di personale non regolarizzato, insieme alle contestazioni amministrative per la violazione dell’obbligo di tracciabilità dei pagamenti e per la scorretta compilazione del Libro Unico.