Due giorni di fuoco, paura e fumi tossici sul GRA: Procura di Roma avvia un’inchiesta, al vaglio la pista dolosa

L'ipotesi del dolo sotto la lente degli inquirenti dopo il maxi incendio sul GRA e il secondo rogo esploso 24 ore: un inferno di fumo, fiamme, chiusure forzate e fughe disperate degli automobilisti

Nella foto social di Michela Michele la coltre di fumo nero sul GRA - canaledieci.it

Dietro l’inferno di fiamme e fumo che per due giorni ha paralizzato il Grande Raccordo Anulare potrebbe esserci la mano di un piromane. La Procura di Roma ha aperto ufficialmente un’indagine, mettendo sotto la lente degli inquirenti l’ipotesi dolosa per fare piena luce sulla devastazione che ha sconvolto l’arteria più trafficata della Capitale.

L’ipotesi del dolo sotto la lente degli inquirenti dopo il maxi incendio sul GRA e il secondo rogo esploso 24 ore: un inferno di fumo, fiamme, chiusure forzate e fughe disperate degli automobilisti

La Procura della Repubblica di Roma ha ufficialmente avviato un’indagine giudiziaria sul vasto e devastante incendio di sterpaglie divampato lungo via Laurentina, all’altezza del Grande Raccordo Anulare.

I magistrati capitolini hanno deciso di accendere i riflettori sull’intera dinamica degli eventi, ponendo al vaglio dei PM anche la drammatica pista dolosa. Un’ipotesi di reato gravissima che sarà ora sottoposta a rigorosi accertamenti tecnici e investigativi, per comprendere se dietro il gigantesco fronte del fuoco ci sia stato un gesto volontario e criminale.

Gli accertamenti della magistratura puntano a ricostruire con esattezza l’origine dell’incendio e le cause che hanno generato una vera e propria catastrofe della circolazione stradale, mettendo a serio rischio l’incolumità pubblica di centinaia di automobilisti rimasti intrappolati nelle loro vetture e dei residenti di un vasto quadrante della città.

La domenica d’inferno sul GRA tra paralisi viabilità, pericoli e psicosi

I fatti finiti al centro dell’inchiesta giudiziaria hanno preso il via nella giornata di domenica 26 luglio 2026, quando una drammatica emergenza si è sviluppata sul lato della corsia esterna dell’A90. Il rogo di sterpaglie ha assunto rapidamente proporzioni imponenti, sprigionando una coltre di fumo nero e denso arrivata a saturare l’aria e a cancellare la visibilità a ridosso delle carreggiate.

La situazione è precipitata in pochi minuti all’altezza dell’uscita 25 in direzione Ciampino, dove si sono registrati momenti di forte panico e psicosi collettiva. Su indicazione dei soccorritori giunti sul posto, diversi automobilisti bloccati nel traffico hanno effettuato manovre d’emergenza contromano per allontanarsi disperatamente dall’avanzata delle fiamme, mentre si moltiplicavano sui social le testimonianze e gli appelli angosciati dei familiari in contatto telefonico con le persone incastrate in quel caos.

La fuga a piedi sul GRA e il caos viabilità su A24 e Pontina

La spaventosa evoluzione dell’incendio ha spinto molte persone a compiere gesti estremi: diversi automobilisti sono scesi dai propri veicoli abbandonando le auto sul Grande Raccordo Anulare per fuggire a piedi lungo le rampe insieme ai familiari e ai propri animali domestici.

Per evitare conseguenze drammatiche, le autorità hanno disposto la chiusura completa del tratto compreso tra lo svincolo della via Pontina e la via Laurentina, interdicendo gli accessi e le rampe in entrata e in uscita sia in carreggiata interna che esterna.

L’emergenza si è estesa a catena su altre arterie fondamentali, provocando la chiusura temporanea del tratto urbano dell’autostrada A24 tra viale Togliatti e l’innesto con il GRA, mentre lunghissime code paralizzavano la via Pontina e la zona adiacente la Riserva Naturale di Acqua Acetosa.

Il tratto del Raccordo è stato riaperto soltanto alle 18:45 di domenica, dopo il completo spegnimento del rogo da parte dei Vigili del Fuoco.

Il nuovo focolaio di lunedì 27 luglio e la chiusura della rampa per Trigoria

L’incubo del fuoco e della sicurezza si è però ripresentato il giorno successivo. Intorno alle ore 18:00 di lunedì 27 luglio 2026, l’allarme è scattato nuovamente per un focolaio divampato all’altezza del Grande Raccordo Anulare, sempre lungo la via Laurentina.

Questa seconda combustione, generatasi dal fogliame, ha richiesto il tempestivo intervento dei Vigili del Fuoco e l’istituzione del divieto di transito sulla rampa in uscita della carreggiata interna dell’A90 in direzione Trigoria.

A differenza del maxi incendio del giorno precedente, spinto dal vento fortissimo e distribuito su una vasta estensione, questo secondo episodio ha visto le operazioni di spegnimento e bonifica contenute in tempi più rapidi, ma ha riacceso la psicosi e i timori tra i cittadini.

I monitoraggi ambientali dell’Arpa Lazio e i rischi per i rifiuti pericolosi

Oltre al profilo strettamente penale e viabilistico, la Procura e le autorità monitorano con massima attenzione le ripercussioni ambientali e sanitarie generate dalle due giornate di fuoco.

L’Arpa Lazio ha avviato uno stretto monitoraggio su entrambe le aree andate in fiamme nelle due giornate da incubo. Gli esperti dell’agenzia regionale hanno impartito una serie di misure precauzionali a tutela della salute pubblica nei confronti dei residenti dei quartieri limitrofi, costretti a chiudere finestre e impianti di aria condizionata per prevenire intossicazioni.

Il timore principale è legato al fatto che le imponenti esalazioni di fumo sprigionate dalla combustione abbiano potuto coinvolgere anche rifiuti pericolosi presenti nella vegetazione, elemento che arricchisce di un ulteriore e gravissimo capitolo il fascicolo aperto dai magistrati capitolini.