‘Prendiamoci Roma’ col metodo dei prestanome: così la rete invisibile comprava pizzerie e hotel del centro (VIDEO)

Rifugiati dietro teste di legno e casseforti per nascondere i contanti: nuovo blitz delle Fiamme Gialle per smantellare un patrimonio di pizzerie e hotel messo in piedi da due imprenditori

Un nuovo sigillo giudiziario si abbatte sull’impero commerciale costruito nel cuore di Roma da due imprenditori, ritenuti socialmente pericolosi. La Guardia di Finanza ha sequestrato un hotel a Torre Argentina e un immobile a Trastevere per 2 milioni di euro, portando il tesoro sottratto alla rete illecita a ben 60 milioni.

Rifugiati dietro teste di legno e casseforti per nascondere i contanti: nuovo blitz delle Fiamme Gialle per smantellare un patrimonio di pizzerie e hotel messo in piedi da due imprenditori

L’ombra delle intestazioni fittizie e dei capitali di dubbia provenienza, torna a stendersi sui luoghi più iconici della Capitale. Dietro le vetrine delle pizzerie al taglio affollate di turisti e le residenze ricettive di charme disseminate tra il Pantheon, Largo di Torre Argentina e il rione Trastevere, si celava un sistema economico opaco, capace di controllare alcuni dei punti nevralgici del commercio e dell’accoglienza romana.

Questo imponente reticolo patrimoniale, era già stato colpito nei mesi scorsi da un primo ed imponente sequestro di prevenzione emanato dal Tribunale di Roma, per un valore superiore ai 50 milioni di euro, che aveva portato alla luce una galassia di aziende, suite di lusso e conti correnti.

Proprio nel corso dell’esecuzione di quel primo provvedimento, gli specialisti del G.I.C.O. (Gruppo d’Investigazione sulla Criminalità Organizzata) del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma si erano trovati di fronte a dettagli investigativi estremamente significativi.

Durante le perquisizioni e le verifiche sui beni riconducibili ai due imprenditori romani, le Fiamme Gialle avevano rinvenuto e sequestrato circa un milione di euro in denaro contante, suddiviso in banconote di diverso taglio.

La somma era stata minuziosamente occultata in molteplici nascondigli: parte del denaro si trovava nell’abitazione privata degli indagati, un’altra quota era custodita dentro casseforti installate direttamente nelle strutture alberghiere della rete, mentre l’ulteriore giacenza, si trovava stipata all’interno di una cassetta di sicurezza bancaria.

La strategia di espansione e il controllo occulto del centro

Il nuovo sequestro firmato dalla Guardia di Finanza di Roma colpisce al cuore la strategia di espansione dei due imprenditori romani giudicati socialmente pericolosi. La ricostruzione degli inquirenti svela il probabile obiettivo degli indagati: utilizzare prestanome e schermature societarie per acquisire in modo occulto strutture ricettive, immobili di pregio e pizzerie nel centro storico.

L’intento sarebbe stato dunque, quello di riciclare capitali illeciti, monopolizzare il business turistico tra Pantheon e Trastevere e infine, sottrarre i profitti al fisco.

Gli sviluppi delle indagini del G.I.C.O. e il nuovo blitz da due milioni

Il rinvenimento di quella montagna di contanti e la mappa delle attività commerciali, non hanno fermato gli accertamenti. Gli investigatori economico-patrimoniali della Guardia di Finanza, operando su specifica delega della Procura della Repubblica capitolina, hanno proseguito le indagini scavando nei flussi finanziari e incrociando le banche dati aziendali, per individuare eventuali ulteriori asset sottratti al patrimonio formale dei due indagati.

L’attenta analisi delle intestazioni formali, delle modalità di gestione e della reale riconducibilità dei profitti, ha così consentito di far emergere due ulteriori proprietà di elevato pregio commerciale. Si tratta, nello specifico, di una struttura ricettiva situata nelle immediate vicinanze di Largo di Torre Argentina e di un immobile situato nello storico quartiere di Trastevere.

Entrambi i beni, del valore commerciale complessivo stimato in oltre 2 milioni di euro, sono risultati essere solo formalmente intestati a soggetti terzi o prestanome, ma gestiti a tutti gli effetti e a proprio vantaggio dai due imprenditori.

Su disposizione della Sezione Specializzata Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma, i finanzieri hanno quindi eseguito il nuovo decreto di sequestro di prevenzione, apponendo i sigilli alle due strutture e sottraendole alla disponibilità degli indagati.

Il bilancio dell’operazione e l’aggiornamento a 60 milioni complessivi

L’adozione di questo secondo provvedimento giudiziario permette di tracciare un quadro completo ed aggiornato dell’aggressione patrimoniale condotta dalla Procura e dalla Guardia di Finanza di Roma. Con l’ultimo sequestro, il valore complessivo dei beni e delle disponibilità finanziarie sottratti agli imprenditori ha raggiunto la cifra di circa 60 milioni di euro.

Questo importo complessivo comprende la stima dei beni già oggetto del precedente decreto di prevenzione (valutati oltre 50 milioni di euro), il valore dei due nuovi immobili sequestrati tra Torre Argentina e Trastevere (superiore a 2 milioni di euro) e l’insieme delle disponibilità liquide ricostruite con accuratezza nel corso delle indagini.

Tra queste figurano sia le somme giacenti sui conti correnti personali e societari bloccati, sia l’intero ammontare di denaro contante rinvenuto e sequestrato materialmente dagli operanti. Il procedimento prosegue ora nella fase del contraddittorio, dinanzi al Tribunale di Roma per verificare i presupposti della successiva confisca.