I primi riscontri delle autopsie eseguite al Policlinico Gemelli confermano la spaventosa e inaudita ferocia del triplice omicidio di Casalotti. Le vittime sono state martoriate da numerose lesioni da taglio, inferte con una pesante mannaia, in un quadro criminale che i medici legali definiscono come un delitto estremamente efferato.
Strage di Casalotti, Kamal, la moglie e la figlioletta hanno cercato di respingere la furia dell’uomo che aveva scritto: “Un uomo morto non muore solo lui. Ecco perché dovresti morire insieme ai tuoi cari”
Gli esami autoptici eseguiti sui corpi dei coniugi bengalesi Kamal Uddin, di 39 anni, di sua moglie Jahan Hosne Momotaj, di 38 anni, e della loro figlioletta Arowa, di soli 8 anni, si sono conclusi in tarda serata presso l’istituto di medicina legale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore-Fondazione Policlinico A. Gemelli.
I rilievi, diretti dal professor Antonio Oliva, hanno formalmente confermato la presenza di numerose e profonde lesioni da arma da taglio sui tre cadaveri. I dettagli emersi dall’analisi medica restituiscono lo scenario di una vera e propria carneficina domestica.
Oltre alla gravità dei colpi letali sferrati dal killer, i medici legali hanno riscontrato sui corpi dei due adulti evidenti lesioni difensive. Questo specifico elemento biologico dimostra che sia il padre sia la madre della famiglia, hanno tentato in ogni modo, e fino all’ultimo istante, una disperata reazione fisica per respingere la furia dell’aggressore e proteggere l’incolumità della bambina.
La ricostruzione della dinamica della strage in via Montiglio
I fatti, consumatisi lo scorso 26 giugno all’interno dell’appartamento al civico 35 di via Montiglio, nella periferia ovest della Capitale, rivelano una sequenza omicidiaria lucida e spietata.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, il presunto assassino Shahadat Hossain, 43enne connazionale delle vittime, si sarebbe introdotto nell’abitazione nel corso del pomeriggio approfittando della conoscenza personale con la famiglia.
L’uomo avrebbe poi aggredito per prime la 38nne Jahan Momotaj e la piccola Arowa. Dopo averle barbaramente uccise all’interno delle stanze, ne ha occultato i corpi posizionandoli al di sotto di un letto.
Successivamente, l’omicida si è messo in attesa del rientro del capofamiglia Kamal Uddin, colpendolo mortalmente alle spalle al livello del collo non appena ha varcato la soglia di casa, nascondendo poi il cadavere nello spazio compreso tra il divano e la parete della stanza.

Le pulizie interrotte e la fuga del killer davanti ai vicini
Dopo aver compiuto il triplice omicidio, il killer ha cercato di cancellare le prove del massacro lavando le superfici dell’appartamento con stracci e candeggina. Questo tentativo di ripulire la scena del crimine però. era stato bruscamente interrotto intorno alle ore 21,00 dal rientro improvviso del figlio primogenito della coppia, Amir, un ragazzo di 20 anni.
Tra i due è nata immediatamente una violenta colluttazione ravvicinata, durante la quale il 43nne ha cercato di eliminare l’ultimo testimone ferendolo in modo grave. Il 20nne è però riuscito a divincolarsi con le forze rimaste, fuggendo sanguinante lungo le scale del condominio e attirando l’attenzione dei residenti dello stabile con le sue urla d’aiuto.
Proprio a causa di questo imprevisto, l’assassino è stato costretto ad abbandonare precipitosamente l’edificio. Una vicina di casa lo ha incrociato direttamente davanti al portone mentre scappava a piedi, completamente scalzo, ma con indosso jeans e guanti in lattice, una scena immortalata anche dalla dashcam di un’automobile parcheggiata sulla via.
La caccia all’uomo e il movente dell’ossessione passionale
La Squadra Mobile di Roma guidata da Roberto Giuseppe Pititto ha avviato una caccia all’uomo estesa a livello nazionale, diramate le fotografie del ricercato a tutti i posti di blocco e setacciate stazioni ferroviarie e argini del fiume Tevere, mediante l’utilizzo di droni della polizia.
Nel corso delle perquisizioni nel posto letto di via Clovio utilizzato dal fuggitivo, gli agenti della Polizia Scientifica hanno rinvenuto un indumento sporco di sangue, mentre una felpa azzurra è stata recuperata in un parcheggio poco distante.
Sullo sfondo della tragedia emerge il movente di una morbosa ossessione passionale sviluppata da Hossain nei confronti di Jahan Momotaj. La donna lo aveva già respinto fermamente diverse volte, spingendo il marito Kamal, che pure lo aveva aiutato a sistemarsi al suo arrivo in Italia, a chiedere l’intervento della comunità bengalese per allontanarlo.
A piazzale Clodio resta aperto il fascicolo per omicidio e lesioni, mentre l’unico superstite Amir rimane piantonato e ricoverato in prognosi riservata al Gemelli, fortunatamente fuori dal pericolo di vita.

















