Il cuore turistico di Roma e le coste della Sardegna si risvegliano sotto i sigilli della Guardia di Finanza. Un immenso patrimonio fatto di pizzerie al Pantheon, suite nei palazzi storici e ville all’Olgiata è stato strappato a due imprenditori romani accusati di aver accumulato milioni di debiti fiscali. Il sequestro di beni per oltre 50 milioni di euro ha sradicato dal centro di Roma attività di lusso, gestite attraverso una fitta rete di prestanome.
Pizzerie al taglio e residenze esclusive per turisti: la mappa dei beni tolti ai due imprenditori per un buco da 6,7 milioni, tra cui contributi previdenziali mai versati
L’intervento sul campo dei finanzieri del Comando Provinciale di Roma, ha colpito il cuore pulsante delle attività commerciali della Capitale. I militari si sono presentati nel centro storico cittadino per apporre i sigilli a una fitta rete di attività molto note tra i turisti e i residenti.
Il sequestro ha riguardato diverse pizzerie al taglio dislocate in aree di grandissimo passaggio come il Pantheon, Largo di Torre Argentina e il rione Trastevere. Oltre ai locali di ristorazione, i sigilli hanno bloccato strutture ricettive di fascia alta, costituite da suite e residenze esclusive ricavate dentro palazzi storici lungo i principali itinerari turistici romani, nonché una rivendita di tabacchi.
Contemporaneamente, i controlli si sono estesi alle zone residenziali più esclusive, colpendo ville e unità immobiliari di pregio all’Olgiata Romana e a Olbia, nella località balneare sarda di Portisco.
La mappa dei beni sequestrati e le auto di lusso
Il bilancio complessivo dei beni bloccati dai militari del G.I.C.O. descrive un vero e proprio impero economico del valore di oltre 50.000.000 di euro. Il compendio sottratto alla disponibilità dei due imprenditori romani, comprende la totalità del patrimonio aziendale di 22 imprese attive sul mercato, numerosi conti correnti e rapporti bancari bloccati immediatamente.
Nel corso delle perquisizioni e dei sequestri, i finanzieri hanno preso in consegna anche diverse auto, compresi modelli di lusso, e un natante ormeggiato. Per evitare l’improvvisa chiusura delle attività commerciali e alberghiere, e per garantire la continuità del lavoro dei dipendenti, il Tribunale ha nominato un amministratore giudiziario che ha preso possesso della gestione dei locali e delle aziende.
Dalla vendita di souvenir ai debiti milionari con il fisco
La storia imprenditoriale dei due indagati era iniziata nei primi anni 2000, quando i due avevano avviato una serie di attività destinate al commercio di oggettistica, souvenir e antiquariato. Successivamente, gli affari si erano diversificati espandendosi nella ristorazione veloce e nel turismo di lusso. Dietro questa facciata commerciale, le indagini della Guardia di Finanza coordinate dal Capitano Andrea Sarra Fiore, hanno scoperto che i due imprenditori operavano attraverso 34 società distinte.
Queste aziende nascevano prive di un reale capitale proprio e venivano sistematicamente svuotate attraverso il meccanismo degli affitti dei rami d’azienda, venendo poi abbandonate al fallimento o alla liquidazione. Durante la loro attività , le imprese non versavano le tasse, i tributi ai comuni e i contributi previdenziali dei lavoratori, lasciando un buco totale con lo Stato pari a oltre 6.700.000 di euro.
I prestanome e la vita da milionari
Il sistema ideato dai due imprenditori si reggeva sull’utilizzo sistematico di persone prestanome, scelte appositamente per figurare sulle carte ufficiali al posto dei veri titolari. In questo modo si creava una netta separazione tra chi gestiva realmente i soldi e chi risultava proprietario formale delle mura e delle licenze.
Grazie a questo drenaggio continuo di denaro sottratto al fisco, i due uomini conducevano una vita privata sfarzosa e caratterizzata da un altissimo tenore economico, del tutto sproporzionato rispetto ai pochissimi guadagni dichiarati ufficialmente nelle loro denunce dei redditi.
Le fiamme gialle hanno così applicato le norme di prevenzione per bloccare i capitali accumulati, ritenendo i due imprenditori socialmente pericolosi a causa dei continui reati finanziari.




















