Bastogi, l’inferno dimenticato: “Senza ascensori e tra le bombole del gas, abbandonati da trent’anni”

Incubi Bastogi: ascensori rotti, infiltrazioni e il dramma delle ex stanze d'hotel nate come alloggi temporanei negli anni '90. Il reportage del progetto "Viaggio nella città reale"

Bastogi

C’è una Roma che il cinema ha raccontato qualche anno fa con l’ironia amara della commedia e c’è una Roma reale, dove la quotidianità è un incubo silenzioso che dura da tre decenni.

Incubi Bastogi: ascensori rotti, infiltrazioni e il dramma delle ex stanze d’hotel nate come alloggi temporanei negli anni ’90. Il reportage del progetto “Viaggio nella città reale”

Quel set a cielo aperto è il quartiere Bastogi, diventato celebre sul grande schermo grazie alla pellicola del 2017 “Come un gatto in tangenziale”. Ma se quel film poteva essere, quasi dieci anni fa, il trampolino di lancio per accendere i riflettori sulle periferie romane, la realtà oggi dice altro: per le famiglie che vivono lì dentro da trent’anni non è cambiato nulla.

Le denunce arrivano direttamente dagli incontri sul territorio organizzati dal deputato di Fratelli d’Italia Marco Perissa nell’ambito del progetto “Viaggio nella città reale”, a cui partecipa attivamente l’associazione Luce sia. Dopo la tappa a Villaggio Falcone della scorsa settimana, l’istantanea scattata a Bastogi fotografa una crisi umanitaria e strutturale che va avanti dagli anni Novanta.

Ascensori rotti e barriere architettoniche: prigionieri in casa

Fino a che punto dei cittadini possono sopportare la mancanza dei servizi pubblici essenziali? A Bastogi la risposta è nei dettagli di una normalità negata. Nessun ascensore è funzionante. Sono chiuso in casa da mesi, non posso nemmeno uscire a fare la spesa”, racconta un anziano su una sedia a rotelle.

I citofoni sono fuori uso, l’isolamento è totale. Nei garage l’acqua perde senza sosta da anni, minando le fondamenta stesse degli stabili, mentre il degrado visivo si mescola a quello strutturale.

L’ombra dell’amianto e il dramma delle ex stanze d’hotel dal 1990

Il bilancio più tragico riguarda però la salute dei residenti. La presenza di caldaie contenenti amianto ha lasciato dietro di sé una scia di dolore: si sarebbero contati circa 26 decessi per tumore, oltre a numerosi residenti attualmente malati.

Bastogi, l’inferno dimenticato: “Senza ascensori e tra le bombole del gas, abbandonati da trent’anni” 1

A questo si aggiunge un paradosso urbanistico che dura da trent’anni. Quelli che oggi vengono chiamati appartamenti non sono altro che ex stanze di hotel, nate originariamente per accogliere le famiglie in via temporanea e trasformate di fatto in abitazioni definitive.  

Il gas di rete non può essere canalizzato in queste strutture. Le famiglie sono costrette a cucinare con le bombole, trasformando gli alloggi in potenziali trappole. Manca pure l’acqua calda. Le caldaie non funzionano o, paradossalmente, si attivano d’estate restando gelide d’inverno.

Bastogi, l’inferno dimenticato: “Senza ascensori e tra le bombole del gas, abbandonati da trent’anni” 2

Il problema sovraffollamento. Spazi angusti e privi di aria. “Come si può vivere in quattro persone in appena 45 metri quadrati?”, si lamenta una donna.

L’appello al Campidoglio: “Non siamo cittadini di serie B”

La casa dovrebbe rappresentare un rifugio, il luogo dove porre le proprie radici e rilassarsi. A Bastogi è diventata una cella. Eppure, tra i palazzi di questa periferia romana, la dignità non si è spenta.

Oggi la comunità di Bastogi chiede tramite l’onorevole Perissa di non essere più considerata di “serie B”. L’appello è diretto al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri: i cittadini lo invitano a Bastogi affinché guardi in faccia la realtà e fornisca risposte concrete.

La storia del Residence Bastogi

Il Residence Bastogi nasce negli anni Ottanta come complesso alberghiero di lusso privato per i dipendenti Alitalia, ma non viene mai utilizzato. All’inizio degli anni Novanta, le strutture abbandonate subiscono un’occupazione di massa da parte di famiglie in emergenza abitativa.

Il Comune di Roma acquista in seguito gli immobili per trasformarli in alloggi popolari temporanei. La mancanza di servizi e l’isolamento lo trasformano negli anni in una delle periferie più complesse della Capitale.