Negava la Shoah sui social, a causa di ciò un 52enne di Pomezia è indagato dalla Procura della Repubblica di Roma per discriminazione razziale e religiosa con l’aggravante di aver confutato e minimizzato l’importanza storica e le conseguenze dell’olocausto.
Negava la Shoah sui social, perquisito in casa dai carabinieri, se rinviato a giudizio e condannato scatteranno le sanzioni del codice penale
L’abitazione dell’uomo è stata perquisita dai carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale (Ros) nell’ambito di un’indagine partita dal monitoraggio su Internet della pubblicazione di comunicazioni e post riconducibili all’area suprematista e neonazista anche sulla piattaforma di X su cui l’indagato gestiva diversi profili destinati alla diffusione di questo genere di ideologie.
Le motivazioni della Procura
Il 52enne, spiega in una nota la Procura di Roma, ha propalato idee fondate “sull’odio razziale, nazionale e religioso, con particolare riguardo alla comunità ebraica, esaltato la riproposizione di ideologie neonaziste, con chiari rimandi al Terzo Reich e alle SS, diffuso immagini di apologia di Adolf Hitler e del fascismo, istigato a commettere atti violenti per motivi razziali, nazionali e religiosi nei confronti della comunità ebraica e degli Stati Uniti d’America, giustificandone l’uso con frasi del tipo distruggeremo gli ebrei e il giudaismo satanico criminale. Dio è con noi”.
L’intensa e ripetuta attività di diffusione di messaggi di tipo negazionista in merito alla distruzione degli ebrei d’Europa accompagnata da frasi in cui si affermava che la Shoah è “un invenzione e non è mai accaduta” configura fattispecie di reato punite dal codice penale.
L’articolo 604-bis, in particolare, stabilisce che “chiunque propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi è punito con la reclusione fino a 1 anno e 6 mesi o con la multa fino a 6mila euro”.
La posizione dell’uomo, che potrebbe essere rinviato a giudizio, è ulteriormente appesantita dal fatto di aver utilizzato la piattaforma social X che, spiega la Procura, “consente la pubblicazione di contenuti visibili da un numero sempre maggiore di utenti, anche minorenni, in tutto il mondo”.
E’opportuno precisare che qualsiasi persona denunciata, fermata, tratta in arresto, indagata o rinviata a giudizio in ogni grado e stato del procedimento penale deve essere considerata innocente sino alla pronuncia di una sentenza di condanna definitiva nei suoi confronti.




















