Violenza sessuale in un bar di viale Eritrea: condannato a 6 anni il barista

Sentenza con rito abbreviato per il 28enne che nel maggio 2025 violentò una cliente nel quartiere Africano

Violenza sessuale via eritrea

Si chiude con una condanna a 6 anni di reclusione il primo grado di giudizio per il barista di 28 anni accusato di aver violentato una donna all’interno del proprio locale in viale Eritrea, poco più di un anno fa. La sentenza, emessa dal Gup di Roma con la formula del rito abbreviato, conferma l’impianto accusatorio per il delitto di violenza sessuale aggravata.

Sentenza con rito abbreviato per il 28enne che nel maggio 2025 violentò una cliente nel quartiere Africano

L’episodio risale al maggio 2025. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la vittima — una donna di 48 anni — sarebbe entrata nel bar del quartiere Africano per chiedere un semplice bicchiere d’acqua dopo un lieve calo di pressione. Con la scusa di farla riposare, l’uomo l’avrebbe quindi condotta nel retrobottega del locale, trasformando quel momento di sosta in un incubo. La donna, riuscita a fuggire dal locale con una contusione alla testa, aveva poi immediatamente dato l’allarme, portando i Carabinieri all’arresto lampo del titolare.

Violenza sessuale, nessun rapporto consensuale

Sgomberato il campo da qualsiasi tesi che avrebbe voluto un rapporto consensuale tra vittima e aggressore, a incidere sulla condanna, sarebbero state, oltre al racconto della donna e alla documentazione medica prodotta agli atti del procedimento, anche i racconti di alcuni testimoni.

Le donne che denunciano – ha dichiarato l’avvocata Felicia D’Amico, parte civile per l’Associazione antiviolenza Insiema a Marianna – devono sempre essere credute e la vittimizzazione secondaria che le trasforma in corresponsabili va sempre categoricamente rifiuta. Questo processo non sarebbe stato lo stesso senza la presenza delle associazioni antiviolenza, come riconosciuto dalla stessa vittima”.

La solidarietà

A pochi giorni dai fatti, decine di persone si erano radunate davanti al bar dove si sarebbe consumata la violenza. In quella circostanza, un sit-in silenzioso aveva dimostrato solidarietà nei confronti della vittima. Su uno striscione esposto in quell’occasione era riportata la frase “Sorella non sei sola – Ts zona fucsia”.