L’allarme del Bambino Gesù: «Feti operati all’estero per il palloncino salvavita che l’Italia blocca»

L'appello della dottoressa Fabietti dal Belgio: «Sappiamo fare l'intervento, ma il Ministero non lo autorizza». L'UE concede le deroghe, l'Italia no: mamme costrette a volare all'estero

La dottoressa Fabietti e il "palloncino" salvavita

«Mi trovo in Belgio presso l’ospedale di Lovanio per accompagnare due mamme in attesa di due bambini affetti da ernia diaframmatica congenita, una malattia molto severa che porta alla compressione polmonare nei feti riducendo le possibilità di sopravvivenza alla nascita». Inizia così l’accorato appello della dottoressa Isabella Fabietti, esperta in chirurgia fetale dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.

L’appello della dottoressa Fabietti dal Belgio: «Sappiamo fare l’intervento, ma il Ministero non lo autorizza». L’UE concede le deroghe, l’Italia no: mamme costrette a volare all’estero

Una trasferta forzata per consentire a due feti di accedere a un intervento in utero salvavita che in Italia, da quasi un anno, non si può più eseguire a causa di un cortocircuito burocratico.

La deroga che l’Europa concede e l’Italia nega

«Sono qua per accompagnarle per eseguire un intervento che aumenta le possibilità di sopravvivenza, un intervento molto particolare che possiamo e sappiamo eseguire anche in Italia — spiega la dottoressa Fabietti —. È un intervento di occlusione della trachea fetale mediante un piccolo palloncino che per cinque settimane in gravidanza permette ai polmoni di svilupparsi».

L’allarme del Bambino Gesù: «Feti operati all'estero per il palloncino salvavita che l'Italia blocca» 1
La chirurga fetale dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma

Al centro del blocco c’è il dispositivo medico utilizzato per la procedura: la ditta produttrice non ha rinnovato il marchio CE per ragioni commerciali e non lo farà per tutto il 2027. Ma se nel resto dell’Unione Europea la situazione è stata superata via autorizzazioni straordinarie, in Italia la burocrazia ha sbarrato le porte.

«Questo problema riguarda tutti i paesi europei, però tutti si sono attrezzati per richiedere per ogni paziente candidato l’autorizzazione a uso eccezionale e i ministeri la concedono. In Italia questo non è possibile, il Ministero non rilascia l’autorizzazione.

Attualmente questo intervento, che da più di dieci anni è sempre stato fatto in Italia in due centri — il Policlinico di Milano e il Bambino Gesù di Roma —, non si può fare più: siamo bloccati e le famiglie devono andare all’estero».

Danno economico, paradosso clinico e stress per i genitori

Una paralisi che porta con sé conseguenze paradossali sotto tre diversi aspetti denunciati dalla chirurga fetale.

Il costo per la sanità pubblica: «Uno, chi paga? Le regioni italiane, perché per legge è possibile avere un rimborso per pratiche che in Italia non vengono eseguite. Si tratta di migliaia di euro a fronte di centinaia di euro se l’intervento venisse eseguito in Italia».

Il paradosso della gestione medica: «Secondo: questi palloncini non è che vengono inseriti e rimossi all’estero, ma vengono rimossi in Italia. Le pazienti tra qualche giorno torneranno e i nostri centri saranno tenuti a garantire una reperibilità h24 fino alla data della rimozione, che è comunque un intervento molto delicato».

L’impatto emotivo sulle famiglie: «Terzo, lo stress a cui queste famiglie vengono sottoposte: stress psicologico, emotivo, ma anche economico, perché nonostante il rimborso avverrà, devono temporaneamente anticipare i soldi per lo meno del pernottamento».

Cos’è l’ernia diaframmatica e come funziona la tecnica FETO

L’ernia diaframmatica congenita è una malformazione rara (circa 1 caso su 3.000 nati vivi) in cui un difetto del diaframma permette agli organi dell’addome (stomaco, intestino, fegato) di risalire nel torace, comprimendo i polmoni e impedendone il normale sviluppo.

nei casi più severi, le possibilità di sopravvivenza alla nascita senza chirurgia prenatale scendono al 15%. La procedura FETO (Fetoscopic Endoluminal Tracheal Occlusion) permette di invertire la rotta.

L’inserimento: Tra la 28ª e la 29ª settimana di gestazione, un microscopico palloncino viene posizionato nella trachea del feto tramite un fibroscopio in analgo-sedazione.

La crescita polmonare: L’occlusione trattiene all’interno del sistema respiratorio i liquidi prodotti dai polmoni stessi, creando una pressione interna che forza l’organo ad espandersi e a guadagnare spazio nel torace.

La rimozione e il parto: Dopo circa cinque settimane, il palloncino viene rimosso (in Italia). Alla nascita, il bambino dispone di una capacità respiratoria sufficiente per affrontare le cure rianimatorie e l’intervento di ricostruzione del diaframma nei primi giorni di vita. Con questo approccio, la percentuale complessiva di guarigione sale fino al 75%.

«Una situazione senza logica: le istituzioni intervengano»

Sulla vicenda sta dando battaglia anche l’associazione Fabed (Famiglie di bambini con ernia diaframmatica), con il presidente Gianluca Venanzi che sottolinea quanto sia inaccettabile spiegare a dei genitori spaventati che l’intervento non si può fare solo per la mancanza di un “bollino” formale.

«Una situazione senza logica, contro ogni pratica clinica — conclude la dottoressa Fabietti —. Spero vivamente che il nostro appello possa arrivare a più persone possibili, alle nostre istituzioni per smuovere questa situazione e per avere l’autorizzazione a trattare questi pazienti come vengono trattati in tutta Europa anche in Italia, per garantire la migliore assistenza a persone che stanno passando momenti veramente pesanti per la malattia dei loro bambini».