Discarica e occupazioni abusive al Pincio: nell’antico manufatto Orologio d’Acqua, trovati quintali di rifiuti

La maxi operazione a Villa Borghese per recuperare l'area monumentale sommersa da venti quintali di rifiuti putrescenti

Un’operazione massiccia di pulizia e legalità ha squarciato il velo di degrado che avvolgeva l’area monumentale del Pincio, a Villa Borghese. Gli agenti della Polizia Locale, unità SPE, hanno liberato un manufatto pubblico abusivamente occupato, trasformato in una discarica a cielo aperto.

La maxi operazione a Villa Borghese per recuperare l’area monumentale sommersa da venti quintali di rifiuti putrescenti

Il blitz ha portato al sequestro dell’area, alla denuncia di due occupanti e alla rimozione di oltre venti tonnellate di rifiuti.

Il blitz nel cuore della villa storica

L’intervento, è scattato quando gli uomini della Sicurezza Pubblica Emergenziale si sono addentrati nell’area adiacente al celebre Orologio ad Acqua. Quello che doveva essere un tranquillo angolo di storia nel parco più amato dai romani, si era trasformato in un rifugio illegale.

All’interno del manufatto pubblico, le forze dell’ordine hanno sorpreso due uomini, un cittadino egiziano e uno nigeriano tra i 40 e i 45 anni, che avevano stabilito lì la propria dimora. L’operazione non è stata priva di tensioni.

Uno dei due soggetti ha infatti opposto una strenua resistenza, rifiutandosi categoricamente di fornire le proprie generalità e costringendo gli agenti a una seconda denuncia per resistenza a pubblico ufficiale, oltre a quella già pendente per l’occupazione abusiva dell’edificio monumentale.

Montagne di rifiuti tra i monumenti

Una volta allontanati gli occupanti, la scena che si è presentata agli occhi degli operatori dell’AMA è stata scioccante per la mole di sporcizia accumulata in uno spazio così ristretto.

Le operazioni di bonifica hanno richiesto ore di lavoro ininterrotto per sollevare e smaltire oltre venti quintali di rifiuti indifferenziati. La struttura era diventata il deposito finale di ogni tipo di scarto, con circa quattro metri cubi di materiali ingombranti che ostruivano i passaggi e degradavano il decoro architettonico del manufatto.

Materassi logori, avanzi alimentari, stracci e rifiuti di varia natura avevano creato un micro-sistema di insalubrità che minacciava l’integrità di una delle zone più prestigiose della Capitale, a pochi passi dai turisti ignari.

Il ripristino della legalità e del decoro

Dopo la rimozione dei rifiuti e la sanificazione degli ambienti, l’area è stata ufficialmente riconsegnata al Servizio Giardini di Roma Capitale. Il recupero del manufatto non è solo un atto di pulizia, ma un segnale forte contro l’abusivismo che tenta di radicarsi nei punti più sensibili del patrimonio artistico romano.

Le indagini ora proseguiranno per assicurarsi che il sito venga messo in sicurezza in modo permanente, evitando che cali di nuovo il buio della marginalità e del degrado su una delle perle verdi di Roma.

Nuovo emergenza occupazioni abusive a poche settimane dalla bomba al Parco degli Acquedotti

La scoperta del manufatto occupato al Pincio riaccende i riflettori sulla sicurezza nelle aree verdi romane, arrivando poche settimane dopo la tragedia del Parco degli Acquedotti.

Tra il 19 e il 20 marzo 2026, l’esplosione del Casale del Sellaretto causò la morte degli anarchici Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone. Secondo gli investigatori, i due stavano assemblando un ordigno rudimentale, confermando legami con la galassia estremista di Alfredo Cospito. Questo precedente inquietante impone oggi un monitoraggio serrato su ogni rifugio illegale individuato nei parchi storici della Capitale.