Orrore senza fine contro gli animali: dopo torture e abusi, il caso del cane Ercole gettato nella spazzatura

Si allunga la scia di crudeltà che sta scuotendo la Capitale: dopo i gatti Cesare, Rosy e Odino, per il cane Ercole la scelta di una fine atroce, chiuso e gettato come un rifiuto

Nella Capitale non cessa l’efferata escalation di violenza contro degli animali indifesi. L’ultimo caso riguarda Ercole, un chihuahua gettato in una busta di plastica chiusa, come un rifiuto a Tor Vergata. Il cane sul punto di morire per una crisi respiratoria, è il nuovo simbolo di una crudeltà umana che non sembra conoscere alcun limite morale.

Si allunga la scia di crudeltà che sta scuotendo la Capitale: dopo i gatti Cesare, Rosy e Odino, per il cane Ercole la scelta di una fine atroce, chiuso e gettato come un rifiuto

La storia del piccolo Ercole rappresenta l’ultimo capitolo, in ordine cronologico, di una serie di atrocità che hanno sconvolto i cittadini romani. Il cagnolino, un chihuahua, è stato ritrovato nei giorni scorsi in zona Tor Vergata in condizioni che definire terribili è un eufemismo.

Ercole era stato chiuso ermeticamente all’interno di una busta di plastica e abbandonato tra le sterpaglie, destinato a una morte per soffocamento tra i rifiuti. A strapparlo a un destino infame è stato il senso civico di un passante che, notando dei movimenti anomali nel sacchetto, ha allertato immediatamente la Polizia Locale.

Nonostante il salvataggio, il percorso clinico dell’animale è stato drammatico: sabato scorso ha subito una grave crisi respiratoria all’interno del canile della Muratella, rendendo necessario un ricovero d’urgenza in una clinica veterinaria specializzata.

Dopo giorni di agonia e cure intensive, il 30 aprile Ercole è stato finalmente dimesso, tornando in canile sotto stretto regime terapeutico con antibiotici e farmaci cardiaci. La Lega Nazionale per la Difesa del Cane (LNDC), sezione di Ostia, ha preso in carico il caso chiedendo l’affido e denunciando come il ritrovamento non sia stato inizialmente segnalato con la dovuta gravità dalle autorità competenti.

Odino, il gatto torturato ad Acilia

Poche settimane prima del ritrovamento di Ercole, la cronaca nera animale registrava un altro episodio di sadismo inaudito ad Acilia. Odino, un gatto di soli due anni e mezzo, è stato ritrovato il 10 aprile agonizzante nel giardino del suo condominio.

L’animale era stato vittima di una vera e propria tortura: presentava un orecchio bruciato e ferite devastanti alle zampe posteriori, compatibili con l’esplosione di un petardo o l’uso mirato del fuoco. Gli investigatori sospettano che il micio sia stato legato e immobilizzato per permettere ai suoi aguzzini di infierire senza resistenza, provocandogli un blocco della circolazione.

Il personale del Policlinico Veterinario ha dovuto procedere all’amputazione totale della zampa destra e a quella parziale della sinistra per tentare di salvargli la vita. Ad oggi, Odino rischia la sordità permanente e deve affrontare ulteriori interventi ricostruttivi, mentre il quartiere vive nel terrore per la presenza di soggetti capaci di tale ferocia.

La violenza sessuale sulla gattina Rosi a Tor Tre Teste

Il 24 marzo 2026 poi, la zona di Tor Tre Teste è stata teatro di quello che forse è il crimine più orribile di questa escalation. Rosi, una gattina randagia accudita stabilmente da una colonia felina in via Francesco Tovaglieri, è stata ritrovata in condizioni terribili, dopo essere scomparsa per alcuni giorni.

Una volta giunta in clinica grazie ai volontari della LNDC Ostia, la diagnosi medica ha confermato l’orrore: Rosi era stata vittima di abusi sessuali. Il suo corpo presentava la zona genitale completamente devastata da una violenza umana sistematica e brutale.

La piccola ha lottato tra la vita e la morte sotto fluidi e pesanti terapie antidolorifiche per superare lo shock fisico e psichico di un atto che la letteratura criminologica associa direttamente a profili di alta pericolosità sociale.

L’omicidio di Cesare: il calcio mortale a Colleferro

La scia di sangue particolarmente feroce, era iniziata però a fine gennaio con l’uccisione di Cesare, il gatto mascotte dei pendolari della stazione di Colleferro. L’animale, amato da centinaia di viaggiatori, è stato colpito da un violentissimo calcio sferrato da un uomo senza alcun motivo apparente.

Cesare era rimasto per giorni esposto al gelo con gravissime lesioni interne, prima di spegnersi il 12 febbraio presso il Policlinico Veterinario Roma Sud dopo una vana agonia. In questo unico caso, le indagini hanno portato a un risultato concreto: un operaio di 46 anni è stato identificato e denunciato per maltrattamento aggravato.

Le indagini e la richiesta di giustizia

Le autorità e le associazioni protezionistiche stanno lavorando senza sosta per arginare questa ondata di barbarie. Per il caso di Ercole, la LNDC ha depositato una denuncia formale presso la magistratura, chiedendo che venga fatta piena luce sulle responsabilità, considerando che il cane era provvisto di microchip e dunque riconducibile a un proprietario.

Per la gattina Rosi, gli investigatori hanno acquisito le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona di via Tovaglieri per dare un volto all’aggressore. Sul caso di Odino ad Acilia, l’Enpa e la LNDC hanno lanciato appelli per testimonianze anche anonime, sottolineando come chi compie tali atti sia un pericolo pubblico per l’intera comunità.

La correlazione tra crudeltà sugli animali e violenza interpersonale è ormai un dato scientifico: per questo le Autorità stanno lavorando per fermare gli aguzzini di Ercole, Rosi e Odino, e non solo un atto di civiltà verso gli animali, ma come misura di sicurezza necessaria per l’intera società civile romana.