C’è un momento dell’anno in cui il tempo a Gerano sembra fermarsi per lasciare spazio a un’esplosione di colori e devozione. Il fine settimana del 25 e 26 aprile 2026 segna il ritorno dell’Infiorata, un appuntamento che da quasi tre secoli anima il borgo incastonato tra la Valle dell’Aniene e quella del Giovenzano. Non è una sagra come le altre: parliamo della più antica d’Italia, un gioiello di artigianato effimero che oggi corre ufficialmente per il riconoscimento come Patrimonio Immateriale dell’Unesco.
Il fine settimana del 25 e 26 aprile il borgo della Valle dell’Aniene celebra la sua tradizione più preziosa: l’infiorata
Quest’anno il tappeto floreale non si limiterà alle sole figure sacre, ma diventerà una vera e propria cronaca del nostro tempo. Accanto alle tematiche religiose, come il Giubileo Francescano e il solenne omaggio a Papa Leone, i maestri infioratori hanno deciso di esplorare territori inediti. Ci sarà spazio per il ricordo di Carlo Collodi, il papà di Pinocchio, ma anche per una riflessione visiva su uno dei temi più complessi della contemporaneità: l’Intelligenza Artificiale. Un contrasto affascinante tra la manualità antica dei petali e la freddezza della tecnologia. Da non perdere, inoltre, il quadro dedicato al tema del Samaritano, che vedrà la partecipazione straordinaria dei maestri infioratori di Bolsena, a suggellare un gemellaggio artistico tra grandi tradizioni.
Il segreto dei Maestri: solo fiori e foglie
La tecnica è quella tramandata di padre in figlio. A Gerano non si usano scorciatoie: i maestri disegnano i motivi direttamente sul selciato con i gessi, ma la colorazione avviene esclusivamente con petali di fiori e foglie. Niente terre colorate o polveri sintetiche. Il senso della festa, d’altronde, inizia giorni prima con la raccolta dei fiori nelle campagne circostanti, un rito che unisce le generazioni e trasforma la fatica in devozione verso la Madonna del Cuore. Il risultato è una tavolozza cromatica naturale che profuma l’intero borgo.
La “Calata” e il passaggio solenne
Il cuore dei festeggiamenti batte già dal sabato, quando si può assistere alla suggestiva “Calata” dell’immagine della Madonna del Cuore. L’opera settecentesca di Sebastiano Conca viene letteralmente rimossa dal muro della chiesa di Santa Maria Assunta, un momento di grande tensione emotiva che prepara la comunità alla processione della domenica. È proprio la domenica che il rito si compie: il quadro della Madonna, sostenuto a spalla dai portatori della Confraternita, sfila sopra il letto di fiori, calpestando quell’opera d’arte creata con tanta cura.
La “Sciarrata” e il Museo dell’identità
Prima dei fuochi d’artificio finali, c’è spazio per un momento di gioia pura: la “sciarrata”. Spetta ai bambini il compito di smantellare il tappeto floreale, correndo e saltando sui petali ormai pronti a volare via. Per chi volesse approfondire la storia di questa comunità, il borgo ospita anche il Museo dell’Infiorata, un custode della memoria identitaria che raccoglie documenti e antichi attrezzi del mestiere. Un viaggio che vale la pena di fare, per capire come un piccolo borgo sia riuscito a rendere eterno ciò che, per sua natura, dura solo poche ore.




















