Si chiude il cerchio per gli aggressori di Cicalone, la banda di ladri che lo scorso novembre ha provato a togliersi dai piedi lo youtuber anti borseggi con una scarica di botte. La fuga del “Clan di Hitler” finisce dietro le sbarre di Rebibbia.
Il 39enne romeno è accusato di aver sferrato il calcio al volto che costò a Cicalone 45 giorni di prognosi. Faceva parte della banda che seminava terrore in metro a Roma
È atterrato nei giorni scorsi a Fiumicino, scortato dagli agenti dello SCIP (Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia), Victor Ionut Dascalu, 39 anni, uno dei volti più violenti dell’aggressione consumata lo scorso 12 novembre alla stazione Ottaviano ai danni di Simone Ruzzi, detto appunto Cicalone.
Dascalu, rintracciato in Finlandia dove stava scontando una condanna a due mesi per furto, è il secondo membro della banda a rientrare in Italia. Ad attenderlo un’ordinanza di custodia cautelare per lesioni gravissime e resistenza a pubblico ufficiale.
Il raid alla metro Ottaviano: 45 giorni di prognosi
Secondo le ricostruzioni della Procura di Roma, Dascalu ebbe un ruolo chiave nel pestaggio. Mentre i complici neutralizzavano le guardie giurate intervenute per proteggere lo youtuber, il 39enne si sarebbe scagliato contro Cicalone sferrandogli un micidiale calcio al volto. Un colpo brutale che, insieme ai pugni sferrati dal resto del branco, costò al creatore di contenuti — noto per i suoi video sulle zone degradate della Capitale — una prognosi di 45 giorni.
L’aggressione scattò nel momento in cui il gruppo si accorse della presenza della videomaker che accompagnava Ruzzi.
In pochi istanti, la discussione degenerò in un raid punitivo: Marian Florin Bratu (35 anni) accusato di aver sferrato il primo pugno; Iulian Marian Simion (36 anni) che avrebbe garantito la fuga al gruppo e Victor Ionut Dascalu (39 anni) l’uomo del calcio al volto, ora in cella a Roma; mentre Ricardo Nicolae Moldoveanu (27 anni): già estradato dalla Romania il mese scorso.
Chi è il “Clan di Hitler”
L’inchiesta, coordinata dal pool sulla criminalità diffusa della Procura capitolina e condotta dagli agenti della PolMetro, ha svelato l’esistenza di una vera e propria organizzazione criminale con base a Buzao, in Romania. Il gruppo, soprannominato “Clan di Hitler”, non operava solo nelle metropolitane romane ma era specializzato in furti e rapine su scala internazionale, con precedenti anche nel Regno Unito.
Il GIP di Roma, nel firmare l’ordinanza, ha sottolineato l’«estrema violenza e determinazione» dei componenti, descrivendo un manipolo di professionisti del crimine capaci di muoversi con agilità tra i diversi paesi europei per sfuggire alla giustizia.
Il cerchio si chiude
Oltre ai quattro esecutori materiali, le indagini si concentrano su una coppia di coniugi rumeni senza fissa dimora, P.T. (52 anni) ed E.B., presenti al momento del fatto. Secondo le denunce dello stesso Cicalone, l’uomo sarebbe la mente dietro le attività della banda.
Con l’arrivo di Dascalu a Rebibbia, la giustizia italiana segna un punto fondamentale per chiudere il cerchio su uno degli episodi di violenza urbana che più ha scosso l’opinione pubblica romana negli ultimi mesi. L’interrogatorio di garanzia è previsto nei prossimi giorni.


















