Balneari in piazza a Roma per dire no alla messa a bando delle concessioni demaniali e a quella che ritengono una “distorta applicazione” della direttiva Bolkestein.
Sotto la minaccia della messa a bando delle concessioni, i balneari del litorale romano chiedono al Governo di intervenire per salvare le attività familiari e difendere il futuro di 30mila microimprese italiane
Ieri, 16 marzo, sotto il nome del movimento spontaneo “Balneatori Incazzati Uniti”, in una manifestazione a carattere nazionale una folta rappresentanza di gestori provenienti da Anzio, Nettuno, Ardea e Pomezia si è radunata a Roma, in piazza Giuseppe Gioachino Belli, per alzare la voce contro quella che definiscono una distorta applicazione della Direttiva Bolkestein.
Una normativa europea che rischia di stravolgere un settore vitale per le economie locali, mettendo in pericolo oltre 30.000 microimprese familiari, di cui molte situate proprio lungo la costa laziale.
Le preoccupazioni dei balneari del Litorale romano
La manifestazione ha avuto un sapore particolarmente amaro per gli operatori del litorale romano, che da anni si trovano a fare i conti con una normativa che, secondo loro, sta minando la stabilità di piccole realtà imprenditoriali che, in alcuni casi, sono state costruite con sacrifici enormi e investimenti familiari.
“Abbiamo investito i nostri risparmi, messo a rischio la nostra casa e costruito il nostro stabilimento nel rispetto delle leggi e dei piani demaniali – racconta Roberto Topa, gestore di Il Tucano Beach di Tor San Lorenzo. “Ora, ci dicono che dobbiamo fare i conti con una gara per la concessione, ma nessuno ci spiega chi vincerà e quale sarà il futuro di tutti noi”.
A differenza di Ostia, dove dal 2025 sono stati già avviati i bandi per l’assegnazione delle concessioni scadute, i balneari del sud della Capitale si trovano in una situazione di incertezza.
Mentre le concessioni non sono ancora state messe a bando, l’incertezza sulle scelte politiche future rende ancora più difficile pianificare il futuro di decine di attività che da anni contribuiscono al turismo e all’economia locale.
Una lotta per la sopravvivenza delle microimprese
Il messaggio che i manifestanti hanno voluto trasmettere è chiaro: la direttiva Bolkestein, che prevede la messa a bando delle concessioni balneari, rischia di penalizzare le piccole imprese familiari a favore di grandi gruppi economici.
“Le nostre attività sono nate grazie a un impegno diretto delle famiglie“, spiega Fabrizio Miola, titolare dei Bagni Stella di Pomezia. “Abbiamo messo in gioco tutto per fare crescere il nostro stabilimento, e ora ci dicono che il nostro lavoro potrebbe essere cancellato da un sistema che favorisce i più forti.”
Secondo i balneari, le concessioni balneari non dovrebbero essere trattate come “servizi” e quindi non rientrare sotto la Direttiva Bolkestein. Una posizione che sta guadagnando sempre più consensi tra gli operatori, soprattutto quelli che, come quelli del litorale romano, hanno vissuto l’evoluzione delle proprie imprese con difficoltà e sacrifici.
Chiarezza e confronto con il Governo
Alla base della protesta c’è anche una crescente frustrazione per l’assenza di risposte concrete da parte delle istituzioni.
“Vogliamo sapere cosa è cambiato rispetto a quando anche l’attuale presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sosteneva che la nostra categoria fosse vittima di una lettura errata della direttiva europea“, affermano i balneari. “Oggi chiediamo risposte chiare e un confronto diretto con il Governo“.
La protesta, infatti, nasce anche dalla delusione verso i sindacati di categoria, accusati di non aver difeso adeguatamente gli interessi dei piccoli operatori.
Molti balneari, infatti, sentono di essere rimasti soli nella difesa dei loro diritti, senza il supporto che si aspettavano dalle rappresentanze ufficiali. “Siamo lavoratori onesti e famiglie perbene – aggiunge Miola – e chiediamo solo che la legge venga applicata correttamente“.
La mobilitazione non si ferma
La manifestazione di ieri è stata solo l’inizio di una mobilitazione che potrebbe estendersi nelle prossime settimane, non solo a Roma, ma anche in altre città e località balneari d’Italia. Il movimento Balneatori Incazzati Uniti è presente in 13 regioni italiane, e il timore di vedere l’intero settore cambiare radicalmente è concreto.
Per questo, le proteste potrebbero intensificarsi, con nuove iniziative in tutta Italia, mentre il Governo è chiamato a rispondere alle preoccupazioni di un’intera categoria.
I balneari del litorale romano, come quelli delle altre regioni, sperano che il Governo possa rivedere l’applicazione della Bolkestein, garantendo un futuro alle microimprese familiari che da decenni sono il cuore pulsante del turismo balneare.


















