Settant’anni di ricette tramandate a voce e set cinematografici d’eccezione, non sono bastati a salvare la storica Pasticceria Dagnino, custode della più autentica tradizione dolciaria siciliana nella Capitale, che si appresta a lasciare la sua sede in Galleria Esedra. un’iniziativa artistica celebra l’ultimo saluto ai locali che non è solo una chiusura commerciale, ma lo sradicamento di un pezzo di cuore di Roma.
Dalla “Famiglia” di Ettore Scola alle mostre d’arte, cala il sipario sull’istituzione di Piazza della Repubblica: la pasticceria vittima del mancato rinnovo contrattuale
Il mancato rinnovo del contratto di locazione da parte della proprietà (Finaval Gruppo Feltrinelli) ha dato il via a una procedura di sfratto che pone fine a un legame durato settant’anni. Per celebrare questo addio forzato, i locali hanno ospitato dal 18 al 23 novembre 2025 “The Pastry Show”, un’iniziativa artistica che ha trasformato per l’ultima volta i banconi e le sale da tè in uno spazio espositivo, rendendo omaggio a un luogo che non dovrebbe finire così.
Un museo del design e dell’arte siciliana
Entrare da Dagnino, fin dal 1955, significava immergersi in un’atmosfera sospesa nel tempo, merito del genio di Alfonso Amorelli e di una cura maniacale per l’estetica. Le sale non erano semplici ambienti di ristoro, ma vere gallerie d’arte: Amorelli stesso dipinse sugli specchi della grande sala da tè figure femminili intente al lavoro nei campi, mentre lo scultore Giovanni Maria Manganelli intagliò nel legno la serie delle donne raffiguranti le città siciliane.
A completare questo mosaico visivo intervenne Herta Schaeffer, moglie di Amorelli, con i suoi pannelli astratti che conferivano un tocco di modernità agli spazi del caffè. Questa cura per il bello è proseguita negli anni con mostre di arte contemporanea, come la rassegna “Sottovetro” curata da Pier Paolo Pancotto, che tra il 2003 e il 2007 ha trasformato le vetrine in vetrine culturali.
L’archivio dei sapori: ricette come reliquie
Il vero tesoro di Dagnino, tuttavia, risiede nei suoi archivi cartacei: fogli preziosi dove le antiche ricette siciliane venivano appuntate a mano, tramandate di generazione in generazione. Qui, la scelta delle mandorle e dei pistacchi di Bronte, l’impasto perfetto della ricotta e l’uso di stampi in rame o terracotta per le cotognate non sono mai stati dettagli, ma dogmi.
La pasticceria ha offerto per decenni un calendario liturgico del gusto: dai pupi di zucchero e frutti di martorana realizzati in “pasta reale”, alle olivette di Sant’Agata tra gennaio e febbraio, fino alla “cuccìa” del 13 dicembre per Santa Lucia.
Insomma, ogni stagione portava con sé un rito, dal “gelo di mellone” estivo ai panetti di mandorla per il latte dissetante, senza dimenticare i classici intramontabili come i cannoli, le cassatine, i “Sultanini” e le “Reginelle” al sesamo.
Dalla gastronomia di strada ai grandi timballi
Oltre al dolce, Dagnino ha rappresentato l’ambasciata della rosticceria palermitana a Roma. Le arancine, le panelle di ceci e la piccola rosticceria “alla mano” convivevano con piatti più strutturati come i timballi di anelletti, la pasta con le sarde e la celebre caponata.
La mattina, il bancone si animava con le “iris” fritte o al forno, ricolme di ricotta, offrendo ai romani la stessa colazione che si potrebbe gustare all’ombra del Teatro Massimo. Un’offerta gastronomica che includeva specialità rare come il pane di San Giuseppe e gli involtini di pesce spada, rendendo la Galleria Esedra un avamposto di Sicilia nel cuore del Lazio.
Un set naturale per il grande cinema
Il fascino degli arredi originali e l’importanza sociale del luogo non sono sfuggiti ai grandi maestri del cinema italiano. Ettore Scola, nel suo capolavoro “La Famiglia” (1987), citò esplicitamente i dolci di Dagnino come l’ingrediente immancabile dei pranzi domenicali della borghesia romana.
Più recentemente, Michele Placido ha scelto queste sale come location per il suo film “Il Grande Sogno” (2009), mentre Daniele Luchetti ha ambientato negli storici spazi alcune scene del lungometraggio “Lacci” (2020). Questi film rimarranno ora l’unica testimonianza visiva di un ambiente che ha saputo conservare intatto il suo spirito dal dopoguerra a oggi.
Un futuro incerto per una tradizione orfana
Con la chiusura della sede in Galleria Esedra, si conclude un capitolo fondamentale della cronaca cittadina. Sebbene la rassegna artistica di novembre abbia cercato di nobilitare l’addio, resta il vuoto per la mancanza di una nuova collocazione ufficiale immediata.
Roma perde un luogo dove la cultura, l’arte e la pasticceria si fondevano in un’esperienza sensoriale unica. La speranza dei frequentatori storici e degli amanti della tradizione è che il prezioso archivio di ricette e il marchio Dagnino possano trovare presto una nuova casa, affinché settant’anni di eccellenza non vadano dispersi insieme alla polvere dei traslochi.


















