Stefania Nobile torna a parlare dell’inchiesta sulla Gintoneria di Milano e lo fa partendo dalla notte del 4 marzo 2025, quando le forze dell’ordine arrivarono nella sua abitazione. Un ricordo che oggi collega al percorso compiuto da Davide Lacerenza, coinvolto nella stessa vicenda giudiziaria.
Il racconto arriva a pochi giorni dalla discussa cerimonia del Premio Internazionale della Cultura, durante la quale Stefania Nobile e la madre Wanna Marchi sono state premiate nella Sala della Protomoteca del Campidoglio. Il riconoscimento, legato al libro Vendere… cara la pelle, ha provocato diverse reazioni politiche, ma per Nobile rappresenta soprattutto un simbolo di rinascita personale.
La notte del 4 marzo 2025
Stefania Nobile ricorda con precisione l’orario in cui tutto ebbe inizio: erano circa le 3:15 del 4 marzo 2025. Il campanello suonò e, guardando dal videocitofono, vide diverse persone davanti alla porta. Secondo il suo racconto, le fu detto che, se non avesse aperto, sarebbero state costrette a entrare. In quei momenti, racconta, il suo primo pensiero fu per Davide Lacerenza: temeva infatti che gli fosse accaduto qualcosa di grave. Una volta entrati, gli investigatori le sequestrarono i telefoni e le permisero di effettuare una sola telefonata. Nobile chiamò il proprio avvocato, che le assicurò che avrebbe raggiunto immediatamente l’abitazione.
L’inchiesta sulla Gintoneria
L’operazione della Procura di Milano, coordinata dalla pm Francesca Crupi e condotta dalla Guardia di Finanza, aveva al centro la Gintoneria e il privé La Malmaison.
Secondo l’accusa, nei due locali sarebbe stato organizzato un sistema legato a cocaina e prostituzione. A Nobile erano state contestate condotte relative alla prostituzione, mentre a Lacerenza quelle riguardanti lo spaccio di droga. Nell’inchiesta erano finiti anche alcuni pagamenti che, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbero stati effettuati tramite bonifici con causali riferite allo champagne.
Nell’ottobre 2025 la gip Marta Pollicino ha accolto i patteggiamenti: tre anni per Nobile e quattro anni e otto mesi per Lacerenza.
“Per me Davide ha vinto”
Oggi Nobile interpreta quella vicenda come una fase dalla quale è possibile uscire. Il punto centrale del suo racconto è proprio Lacerenza, che considera riuscito a lasciarsi alle spalle la dipendenza dalla cocaina e l’ambiente nel quale si era trovato coinvolto.
Sui social ha ribadito il concetto, spiegando che oggi Lacerenza starebbe bene e avrebbe abbandonato quel mondo. “Ha vinto la sua battaglia contro la cocaina”, è il senso del messaggio con cui Nobile racconta quello che considera il proprio riscatto.
Le polemiche per il premio in Campidoglio
La premiazione romana ha però aperto un altro fronte. Il P.I.C. non è un premio ufficiale di Roma Capitale, ma un’iniziativa privata organizzata da Edizioni Cento. La disponibilità della Protomoteca era stata richiesta da un consigliere capitolino.
Il consigliere Dario Nanni ha spiegato di essersi occupato della richiesta della sala, precisando di non conoscere i nomi dei premiati. La vicenda ha provocato le reazioni della senatrice Susanna Donatella Campione e dell’ex sindaca Virginia Raggi.
Mentre la discussione politica continua, Nobile sceglie di concentrare il proprio racconto su un altro aspetto: la possibilità, dopo anni difficili e vicende giudiziarie, di tornare a vivere e considerare conclusa una fase che ha segnato profondamente la sua vita.


















