Colpi di machete all’operaio che chiedeva di essere pagato: condanna a Roma per tentato omicidio

L'aggressione col machete per non dare mille euro all'operaio: ora la condanna per tentato omicidio

Un machete, foto di archivio

Per chiarire all’operaio di non avere nessuna intenzione di pagare si era presentato sotto casa col furgone e un machete a bordo. Un machete con una lama di 35 centimetri che poi ha usato colpendo la vittima alla testa e alle braccia.

L’aggressione col machete per non dare mille euro all’operaio: ora la condanna per tentato omicidio

Un tentato omicidio brutale che secondo la procura non si è consumato solo perché il malcapitato era stato poi soccorso da un vicino e un familiare. I fatti risalgono all’ottobre 2024 a Casteverde di Roma.

Ieri la sentenza in abbreviato: il datore di lavoro violento è stato condannato a sei anni di carcere.

La lite che avrebbe spinto Virgilio M. a colpire l’operaio verteva su mille euro. “Pretendeva soldi per un lavoro malfatto. E mi ha aggredito, mi sono solo difeso“, ha dichiarato l’imputato, ma la sua versione non ha convinto il giudice che, al termine del processo in abbreviato, lo ha condannato per tentato omicidio.

L’aggressione era esplosa a seguito di un contenzioso sul pagamento delle spettanze avvenuta sotto casa dell’operaio, un cinquantenne romano rimasto ferito alla testa, a una mano e che riportò pure la frattura di un braccio.

All’arrivo i carabinieri lo trovarono con una profonda ferita alla testa. “Poco prima gridava ‘Mi sta ammazzando col machete‘”, la testimonianza dei vicini.

La sentenza: sei anni per tentato omicidio

Pur escludendo le aggravanti della premeditazione e della crudeltà, il giudice ha sottolineato la gravità dell’atto e l’ingiustificata violenza. L’imprenditore dovrà anche risarcire la vittima e le parti civili, tra cui la moglie e le figlie dell’operaio.

La difesa e la versione dell’imputato

Gli avvocati difensori, Mauro e Giovanni Marconi, hanno annunciato ricorso in appello. Secondo loro, Milletti avrebbe agito in legittima difesa, sostenendo che l’operaio lo avesse aggredito con una chiave inglese. La difesa ha cercato di giustificare l’uso della violenza come risposta a un attacco, ma il gip Chiara Miraglia ha rigettato la tesi.

I fatti: un conflitto su un credito non saldato

L’operaio aveva lavorato per sei mesi presso la ditta di Virgilio M., ma nonostante i continui solleciti, il datore di lavoro non aveva mai formalizzato un contratto né pagato le spettanze. Quando la situazione è diventata insostenibile, l’uomo si è presentato a casa dell’imprenditore per chiedere i mille euro dovuti. Secondo l’imputato, l’incontro sarebbe dovuto essere pacifico, ma la discussione è degenerata.

Nel corso del processo, l’avvocato Marconi ha ribadito che Milletti era stato “vittima di un’aggressione” e che la sua reazione era stata una difesa legittima. Si andrà di fronte alla Corte di Appello.