Viene interpretata come una nuova ferita nel cuore del suo centro storico, l’ennesimo sfregio alla scultura dell’Elefantino di piazza della Minerva, celebre capolavoro progettato da Gian Lorenzo Bernini, vittima di un pesante danneggiamento che ha visto il distacco di una delle zanne marmoree, ritrovata spezzata al suolo. L’attacco ad uno dei simboli della bellezza barocca di Roma ha anche riacceso prepotentemente il dibattito sulla sicurezza delle opere d’arte esposte all’aperto.
Frammento di zanna recuperato ma è rabbia da parte dei cittadini per i continui atti vandalici sul monumento e la mancanza di protezione
L’episodio, avvenuto nella serata di lunedì 16 febbraio intorno alle ore 21:00, ha fatto scattare immediatamente l’allarme e l’intervento della Soprintendenza capitolina ai beni culturali.
Ma mentre le autorità analizzano i filmati di sorveglianza per individuare i responsabili, la città si interroga su come sia possibile che un monumento così esposto continui a essere bersaglio di incivili seriali.
La dinamica del danneggiamento e le indagini
L’intervento degli agenti del I Gruppo Centro Storico della Polizia Locale è stato tempestivo. Allertati dalla Soprintendenza, i vigili hanno provveduto al recupero del frammento della zanna, caduto ai piedi dell’obelisco che l’elefante sorregge sulla sua gualdrappa. Sebbene le cause del distacco siano ancora in corso di accertamento tecnico, l’ipotesi degli atti vandalici resta la pista più accreditata dagli inquirenti.
Le telecamere di videosorveglianza che puntano sulla piazza sono state già acquisite e si spera che le immagini possano rivelare se il danno sia stato causato da un gesto volontario di teppismo o da un comportamento imprudente di qualche passante. Il recupero del pezzo marmoreo è comunque il primo passo fondamentale per un restauro che si preannuncia delicato.
Un monumento nel mirino: i precedenti
Purtroppo, l’Elefantino della Minerva non è nuovo a simili vicende. La cronaca cittadina ricorda bene quanto accaduto già nel 2018, quando un identico sfregio notturno portò al distacco di una porzione della zanna sinistra.
Ancora prima, circa dieci anni fa, la statua era stata oggetto di un complesso intervento di riadesione dopo un altro grave episodio di danneggiamento. In quell’occasione, il Campidoglio aveva celebrato il ritorno alla bellezza originaria grazie all’uso di resine speciali e tecniche di protezione temporanea contro la pioggia, con l’allora assessore Bergamo che auspicava uno stimolo al senso civico dei cittadini. Evidentemente, quegli appelli sono rimasti inascoltati, e l’accanimento contro questa specifica opera d’arte sembra essere diventato una tragica consuetudine per la Capitale.
La rabbia dei cittadini e la bufera sui social
Non appena la notizia del danno ha iniziato a circolare, il web è diventato il palcoscenico di una polemica ferocissima. Molti residenti e amanti dell’arte hanno puntato il dito contro quella che viene definita una gestione “a due velocità” della tutela dei beni culturali.
La critica più aspra riguarda il confronto con altri beni monumentali, come Fontana di Trevi: “A Roma si proteggano i monumenti con decisione solo quando c’è l’intenzione di un controllo con annesso guadagno” – tra le polemiche social riferite delle recenti disposizioni sugli ingressi contingentati.
Per l’Elefantino del Bernini, invece, la strada della protezione passa dall’ennesimo restauro: “Tra i monumenti più sfregiati di Roma – uno dei commenti sui gruppi del centro – ma nonostante i ripetuti atti vandalici, non sono mai state predisposte protezioni definitive o transennature idonee che possano scoraggiare fisicamente i vandali lasciando il marmo alla mercé di chiunque voglia sfogare la propria frustrazione sul patrimonio pubblico” – conclude coralmente un gruppo di volontari per la tutela del patrimonio.
Il caso del Pantheon
Il dibattito si infiamma citando il precedente del Pantheon, dove dal 2023 l’ingresso a quello che è considerato l’apice dell’ingegneria imperiale è diventato a pagamento. Per visitare quest’opera monumentale con la sua celebre cupola di 43,44 metri, che incarna l’equilibrio perfetto dell’architettura romana, prevede addirittura un biglietto ordinario da 5 euro: “I cittadini non pagano è vero, ma è stato con quello sdoganamento che si è dato il via ad una gestione volta solo al profitto” – concludono.

















