Eccellenze del palato e dei piccoli borghi. Il Lazio continua a consolidare il primato nel panorama agroalimentare italiano: con l’ultimo aggiornamento del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, 28 Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) entrano nell’elenco nazionale. A sbancare nei ‘premi’ Canterano, piccolo borgo dell’alta Valle dell’Aniene, l’unico ad ottenere due riconoscimenti: per il Pane e per il Tartufo.
Riconoscimento di eccellenza per 28 prodotti laziali: Canterano fa il bis con due Pat
Con questo aggiornamento, il Lazio sale a 520 PAT, consolidandosi come seconda regione d’Italia per numero di specialità censite.
Valore, tradizione e identità locale
I nuovi PAT rappresentano territori, comunità e saperi artigianali che da almeno 25 anni custodiscono metodi di lavorazione tramandati di generazione in generazione, secondo quanto previsto dalla normativa nazionale.
I Prodotti Agroalimentari Tradizionali: cosa sono e perché contano

I PAT sono caratterizzati da metodi di lavorazione, conservazione e stagionatura consolidati, praticati in modo omogeneo sul territorio e legati a regole tradizionali. Il riconoscimento valorizza anche procedure produttive specifiche, con deroghe igienico-sanitarie che permettono di preservare attrezzature tradizionali, ambienti storici e microflora tipica.
Arsial si occupa, per conto della Regione Lazio, della ricognizione e dell’aggiornamento dei PAT su tutto il territorio, analizzando per ciascun prodotto la distribuzione territoriale, la valenza economica, il legame con l’ambiente e le peculiarità del processo tradizionale.
Lazio, un patrimonio agroalimentare da primato
Con 16 DOP, 14 IGP nel comparto alimentare, 4 DOP dell’olio e un’IGP, oltre a un settore vitivinicolo con 3 DOCG, 27 DOC, 6 IGT e 37 vitigni autoctoni censiti, il Lazio conferma di avere filiere solide, capaci di coniugare tradizione, qualità certificata e competitività sui mercati nazionali e internazionali.
Le nuove 28 eccellenze regionali
I nuovi PAT coprono diverse categorie:
Carni fresche e preparazioni: Coppa Marmosedio (RI); Poérelli (RI) e Salsiccia di fegato alla fiamignanese (RI)
Formaggi: Caciotta Cepranese (FR) e Pecorino di Roiate / Roiatese (RM)
Paste fresche e prodotti da forno: Cantamessa Cepranese (FR); Ciammellitti con l’alchermes / Ciammellitti di Santa Margherita (RM); Ciammellocco di Sant’Antonio (RM); Maccaruni cu gli féri (FR); Pagliette (FR); Pane di Canterano (RM); Pizza “doce” di Colle San Magno (FR); Pizza ‘nfrasca (RI); Tozzi neri / Gli tozze di Colle San Magno (FR)
Prodotti della gastronomia: Cici co’ li gnocchitti (RI); Crostini di regagli (RI); La Frionza di Colle San Magno (FR); Marritti (RI): Pallocche a carne fujita (RI): Peperone ripieno di Piedimonte San Germano (FR); Polpette di alici di Sperlonga (LT); Ravioli dolci con l’alchermes di Castelchiodato (RM); Sfrittu e caciu (RI)
Prodotti di origine animale: Ricotta calda con siero (RI)
Prodotti vegetali: Castagna rossa di Capolaterra (RI); Cipiccia / Cepeccia / Scalogna (LT–FR); Tartufo di Canterano (RM); Topinambur (Lazio)
Canterano: il borgo che fa il bis
Per Canterano, borgo di poco più di 300 abitanti, l’ingresso del Pane di Canterano e del Tartufo di Canterano nei PAT rappresenta un doppio traguardo.
“Questo riconoscimento non è solo un titolo: è la valorizzazione di tradizioni, saperi e lavoro tramandati da generazioni», sottolinea la comunità locale. È un risultato che rafforza l’identità del territorio e apre nuove opportunità per il turismo enogastronomico, la promozione delle produzioni locali e lo sviluppo economico“, le parole del sindaco Giorgio Catarinozzi.
“I PAT non sono soltanto prodotti: sono storia, cultura e lavoro – il commento dell’assessore all’Agricoltura, Sovranità Alimentare e Bilancio della Regione Lazio, Giancarlo Righini – Tutelarli significa rafforzare le filiere, sostenere le imprese agricole e artigianali e rendere più competitivo il sistema agroalimentare regionale”
Anche il Presidente di Arsial, Massimiliano Raffa, sottolinea il valore culturale ed economico di queste eccellenze: “Dietro ogni nuovo PAT ci sono comunità, piccoli produttori e famiglie che hanno saputo trasformare antichi saperi in valore“.


















