Femminicidio Federica Torzullo: il movente dietro l’orrore e la verità sulla morte programmata

Dalla furia dell'8 gennaio alla preparazione della buca, l'indagine rivela il piano per mantenere dei privilegi logistici nella villa di Federica Torzullo

Mentre la morte di Federica Torzullo per mano del coniuge, Carlomagno Agostino Claudio, è ormai un dato processuale acquisito e consolidato dagli inquirenti, le indagini condotte dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Civitavecchia, hanno permesso di delineare con precisione la fase ideativa che ha preceduto l’omicidio.

Dalla furia dell’8 gennaio alla preparazione della buca, l’indagine rivela il piano per mantenere dei privilegi logistici nella villa di Federica Torzullo

Sin dal fermo dell’indagato, avvenuto il 18 gennaio 2026, il movente è stato individuato nel netto rifiuto da parte di Federica di mantenere il rapporto affettivo con il marito. Mentre la donna cercava una soluzione condivisa per porre fine all’unione, Agostino appariva interessato esclusivamente a preservare la propria “comfort zone”, garantita dalla permanenza nella villa di proprietà della vittima e dal supporto logistico dei suoceri per la gestione del figlio.

Solo la ferma volontà di Federica di passare dalle parole ai fatti ha innescato la reazione violenta dell’uomo, che vedeva minacciati i propri privilegi.

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L’accelerazione del femminicidio di Federica Torzullo e l’esecuzione del reato

Il punto di rottura definitivo, chiarito oggi nel comunicato stampa a firma del Procuratore della Repubblica di Civitavecchia, inerente le indagini sulla morte di Federica Torzullo ad Anguillara, è maturato durante il periodo natalizio, quando Federica, sfinita dall’ostruzionismo del coniuge, ha imposto un ultimatum.

Dopo le feste, ognuno dei due avrebbe dovuto trasferirsi in domicili diversi, alternandosi nel ruolo di educatore per il figlio minore. La sera di giovedì 8 gennaio, alla vigilia di un viaggio programmato in Basilicata, Federica ha affrontato nuovamente l’argomento con decisione. In quel momento, ed è stato allora, che Agostino ha compreso che i suoi piani erano destinati a fallire entro il lunedì successivo.

L’uomo ha quindi recuperato un coltello precedentemente occultato e ha infierito sulla moglie. Restano al vaglio degli inquirenti i dettagli esatti del luogo dell’aggressione, se sia avvenuta nel box doccia o nella camera armadio, elementi che verranno chiariti dalle prove scientifiche in fase di perfezionamento.

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Le incongruenze e il proseguio delle attività d’indagine

La Procura nutre forti dubbi sulla ricostruzione fornita dall’indagato, il quale sostiene di aver agito da solo in un arco temporale ristretto tra le 6:40 e le 7:15 del mattino. Appare inverosimile, secondo l’accusa, che l’uomo sia riuscito a consumare il reato ed eliminare le tracce in perfetta solitudine in soli 40 minuti.

L’evidenza indiziaria secondo quanto riferisce il Procuratore di Civitavecchia, suggerisce invece che l’omicidio sia avvenuto tra le ultime ore dell’8 gennaio e le prime del 9 gennaio 2026. Gli inquirenti ipotizzano inoltre la predisposizione anticipata della buca per la sepoltura e non escludono la presenza di terze persone nelle fasi antecedenti o successive al delitto.

Al momento è ancora atteso il deposito della consulenza autoptica e della perizia forense sui telefoni cellulari sequestrati, strumenti fondamentali per confermare o smentire le dichiarazioni del coniuge.

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La tutela del minore e il richiamo al riserbo mediatico

Oltre agli aspetti strettamente giudiziari, la priorità assoluta dichiarata dal Procuratore Alberto Liguori riguarda la tutela del figlio della coppia, definito tragicamente come “orfano di femminicidio”.

Il magistrato ha per questo rivolto un appello accorato sulla necessità di un rigido self-restraint nella diffusione delle informazioni.