Si faceva chiamare “Il Divino” ma era il terrore di Monteverde tra spaccio di droga e incendi di auto

Si faceva chiamare “Il Divino” ma era il terrore di Monteverde, teneva sotto pressione i clienti con metodi brutali

San cesareo, ragazza sequestrata e picchiata per giorni
Immagine di repertorio.

Si sentiva intoccabile, al di sopra delle leggi e degli uomini, tanto da scegliersi un soprannome che non lasciava spazio all’umiltà: “il Divino”. liensue onlyfansMa per il 32enne romano, già noto alle cronache per l’arsenale scoperto nel quartiere Monteverde, la superbia si è trasformata in una trappola di ferro come le sbarre del carcere di Regin Coeli dove era già rinchiuso. Non solo spaccio e armi.

Si faceva chiamare “Il Divino” ma era il terrore di Monteverde, teneva sotto pressione i clienti con metodi brutali

La lista dei reati ci cui deve rispondere si allunga ora su una serie di roghi dolosi che, per diversi mesi, hanno rischiarato le notti di alcuni quartieri della capitale.

I carabinieri della Compagnia Roma San Pietro, coordinati dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo, hanno infatti notificato nuove misure cautelari che aggravano la sua posizione. Il nuovo capo d’accusa è di aver orchestrato, insieme a un complice di 41 anni e alla compagna salernitana di 52, la distruzione di dieci autovetture tra Pineta Sacchetti e Monteverde.

La strategia del terrore: droga e ritorsioni

L’indagine ha preso il via nella notte del 29 dicembre 2024, quando sei auto sono state avvolte dalle fiamme in via della Pineta Sacchetti. Quello che sembrava un atto vandalico isolato si è rivelato il tassello di un mosaico criminale ben più complesso. Le vittime, infatti, gravitavano attorno al mondo del consumo di stupefacenti.

Una di loro aveva trovato il coraggio di parlare, descrivendo un calvario fatto di pneumatici forati e scritte infamanti sulle serrande: “Infame”, “drogato”, “truffatore”.

Era il metodo del “Divino”: ogni sgarro, ogni debito non saldato o mancanza di rispetto veniva punito con il fuoco. Un sistema di riscossione crediti violento e plateale, gestito attraverso una rete di “galoppini” che consegnavano cocaina a domicilio dopo gli ordini ricevuti sul canale Telegram Teleguard.

Il braccio destro e la complice

Se il 32enne era la mente, il braccio operativo era un pregiudicato di 41 anni (ora ai domiciliari), pronto a trasformarsi in piromane in cambio di dosi di droga.

I due agivano con metodica freddezza: acquistavano taniche di benzina ai distributori, pronti a colpire l’obiettivo designato. In un’occasione, i militari dell’Arma li avevano persino intercettati durante il rifornimento, sequestrando il combustibile prima che potesse essere utilizzato.

L’inchiesta ha svelato anche un risvolto passionale e vendicativo. Tra le auto distrutte figurano quelle dell’ex compagno e dell’ex suocero della fidanzata del “Divino” che si sarebbero rifiutati di cedere alla donna la metà di un appartamento.

Per confondere le acque e depistare gli inquirenti, il gruppo non esitava a incendiare veicoli di cittadini del tutto estranei ai loro giri, cercando di simulare l’opera di un piromane seriale senza movente.

Le intercettazioni: “Sono troppo veloce”

A incastrare definitivamente la banda sono state le loro stesse parole. Nelle intercettazioni ambientali e telefoniche emerge un quadro di sconcertante tracotanza. Il “Divino” e il suo complice si compiacevano dei titoli sui giornali, vantandosi della propria rapidità: “So’ talmente veloce che manco le telecamere so’ riuscite a prendermi”, dicevano, ridendo dell’efficacia degli inneschi “l’incendio ha fatto uno schioppo assurdo”.

Convinto che, male che andasse, se la sarebbe cavata con una denuncia per danneggiamento, il 32enne ha sottovalutato la tenacia degli investigatori. Tra video delle sorveglianze e pedinamenti, il castello di infallibilità del “Divino” è crollato sotto il peso della realtà: quella di un carcere che, questa volta, difficilmente gli aprirà le porte in tempi brevi.