Un agente della polizia penitenziaria in servizio nel carcere di Rebibbia è stato arrestato dai suoi stessi colleghi nel corso di un’operazione di controllo all’interno dell’istituto.
L’agente scoperto in servizio con oltre 400 grammi di droga e telefoni cellulari: arrestato dai colleghi
L’arresto ieri, 29 gennaio. L’agente, un cinquantenne in servizio da anni, alla vista del cane anti droga impegnato in una verifica di routine, avrebbe tentato di sottrarsi ai controlli cercando, con uno scatto, di introdursi nel bagno riservato al personale, approfittando della presenza contemporanea di colleghi e detenuti nel corridoio.
Un comportamento che non è passato inosservato a un ispettore in servizio, il quale è intervenuto tempestivamente impedendo all’assistente di entrare nei locali.
Secondo gli investigatori, il tentativo sarebbe stato finalizzato a disfarsi della sostanza stupefacente ed evitare di essere scoperto dai cani antidroga.
Arrestato, ora è in carcere da detenuto
Fermato e accompagnato fuori dal reparto, l’agente è stato sottoposto a perquisizione: addosso gli sono stati trovati oltre 400 grammi di hashish, una decina di telefoni cellulari e circa quindici schede Sim, materiale ritenuto destinato all’introduzione illecita all’interno del carcere.
L’agente, definito dagli inquirenti “infedele”, è stato arrestato e, su disposizione dell’autorità giudiziaria, trasferito nel vicino Nuovo Complesso di Rebibbia, dove resta in attesa dell’udienza di convalida.
La posizione del sindacato
“L’arresto di un appartenente al Corpo di Polizia Penitenziaria per un presunto traffico di cellulari e droga in carcere rappresenta un fatto gravissimo che getta discredito su migliaia di donne e uomini che ogni giorno, con sacrificio e integrita, servono lo Stato dietro le sbarre”, ha dichiarato il sindacalista Gianluca Garau delegato regionale Lazio CNPP/SPP.
“Se le accuse saranno confermate, ci troveremmo davanti a un tradimento non solo della legge, ma anche della divisa e dei colleghi che rischiano la vita per garantire legalità e sicurezza”.
“Il Corpo – ha aggiunto – non può permettersi nemmeno una mela marcia. Chiediamo che vengano accertate subito le responsabilità e che l’amministrazione adotti misure severe contro chi infanga il nostro lavoro.
Ma al tempo stesso ribadiamo che la stragrande maggioranza degli agenti penitenziari svolge il proprio dovere con onestà e dedizione, in condizioni troppo spesso al limite dell’umano.
Il singolo gesto sconsiderato di chi tradisce la divisa non può oscurare l’impegno quotidiano di un intero Corpo”.




















