Archiviate e fatte cadere dunque dal Tribunale di Roma, tutte le accuse nei confronti degli attivisti e delle attiviste di Ultima Generazione coinvolti nell’azione del 7 novembre 2022 sul Grande Raccordo Anulare, all’altezza dell’uscita 1 Aurelia. La decisione è arrivata al termine dell’udienza tenutasi giovedì 22 gennaio e riguarda gli ultimi dieci imputati, dopo la precedente assoluzione di 21 attivisti per un blitz sull’Appia.
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L’antefatto dell’azione sul GRA
I fatti risalgono all’autunno del 2022, quando alcuni attivisti di Ultima Generazione misero in atto l’azione dimostrativa sul Grande Raccordo Anulare. Un’iniziativa, che si inseriva nella campagna “No gas No carbone”, con cui il movimento chiedeva un cambiamento delle politiche energetiche e una presa di responsabilità da parte del governo di fronte alla crisi climatica. L’azione, oltre ad avere un forte impatto mediatico, portò all’intervento delle forze dell’ordine, con la successiva apertura di un procedimento giudiziario.
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Le accuse contestate agli imputati
Nel processo avviato a seguito dell’azione, agli imputati erano state contestate diverse ipotesi di reato, tra cui l’interruzione di pubblico servizio e la violazione del foglio di via, oltre all’imbrattamento. Accuse che, secondo l’impostazione iniziale, avrebbero configurato una condotta penalmente rilevante ma che si è completamente ribaltata al termine dell’ultima udienza.
La sentenza e le motivazioni
La decisione del tribunale ha previsto il non luogo a procedere per l’interruzione di pubblico servizio perché il fatto non è previsto come reato, il non luogo a procedere per la violazione del foglio di via perché il fatto non sussiste e, infine, l’assoluzione per tenuità del fatto in relazione all’accusa di imbrattamento. Una sentenza che assolve completamente tutti e dieci gli imputati e che, secondo gli attivisti, rappresenta un riconoscimento della natura non violenta dell’azione.
Le parole degli attivisti dopo l’assoluzione
All’esito del processo, oltre a sottolienare la difficoltà e il rischio personale affrontato durante l’azione, gli attivisti hanno ribadito come, alla luce degli eventi climatici che continuano a colpire il Paese, quanto fatto non possa essere considerato sbagliato, criminale o inutile. Da parte loro, continueranno a chiedere al governo di intervenire in modo concreto sulla crisi climatica, sostenendo che l’inazione politica rappresenti un pericolo per il futuro del Paese.
Il contesto climatico
Le assoluzioni arrivano in un momento segnato da gravi eventi climatici che hanno interessato diverse regioni italiane, in particolare nel Sud e nelle isole tra alluvioni e fenomeni meteorologici estremi, che hanno riacceso il dibattito pubblico sulle responsabilità istituzionali e sulla gestione del rischio in un paese come l’Italia, che rientra tra quelli più colpiti dalla crisi climatica.
Il diritto a manifestare al centro del dibattito
Con la sentenza del 22 gennaio, salgono a 58 le assoluzioni per azioni dirette nonviolente attribuite a Ultima Generazione. Un numero che, secondo il movimento, conferma come la protesta pacifica rientri pienamente nei diritti garantiti in uno Stato democratico. La questione si inserisce in un contesto politico più ampio, in cui il governo sta discutendo nuove misure in materia di sicurezza che, secondo gli attivisti, potrebbero limitare il diritto costituzionale a manifestare.