Auto rubate e pezzi “sterilizzati”: scoperta a Roma officina clandestina per sezionare e rivendere i ricambi

Sequestrati telai, airbag e targhe in un deposito industriale, che fungeva da officina clandestina della banda di specialisti del restyling della auto rubate

Immagine di archivio non collegata ai fatti

Un capannone industriale apparentemente anonimo nella zona di Tor Vergata nascondeva in realtà una vera e propria catena di montaggio al rovescio, dedicata alla distruzione sistematica di veicoli rubati per la successiva immissione dei componenti nel mercato dei ricambi.

Sequestrati telai, airbag e targhe in un deposito industriale, che fungeva da officina clandestina della banda di specialisti del restyling della auto rubate

E’ stata una maxi operazione della Polizia di Stato, a portare all’arresto di cinque persone, sorprese mentre operavano all’interno di una struttura trasformata in officina clandestina dove era in atto da tempo un sistema collaudato che, secondo gli inquirenti, era destinato ad alimentare un fiorente mercato parallelo in nero, basato sul riciclaggio di componenti di alto valore commerciale.

L’intervento risolutivo degli agenti di Polizia di Stato non è stato casuale, ma l’apice di un’attività investigativa mirata che ha permesso di mappare i movimenti sospetti nell’area periferica della Capitale.

La ricostruzione del business criminale

L’intera indagine ha preso il via da un ritrovamento che, in un primo momento, poteva sembrare un isolato episodio di degrado urbano. Gli agenti del commissariato Romanina hanno infatti individuato, in un terreno incolto sempre nella zona di Tor Vergata, il telaio di un’auto completamente cannibalizzato e privo di ogni elemento identificativo utile.

L’analisi tecnica di quel relitto ha però fornito gli spunti necessari per ipotizzare l’esistenza di una struttura nelle vicinanze capace di sezionare un veicolo in tempi record. Monitorando il territorio e seguendo le tracce lasciate dalla movimentazione di componenti meccaniche, gli investigatori sono giunti davanti ai cancelli di un capannone industriale, dove i rumori di flessibili e attrezzi pneumatici hanno confermato i sospetti sulla natura illecita dell’attività svolta all’interno.

La suddivisione dei ruoli nella catena del riciclaggio

Una volta fatto irruzione nella struttura, la Polizia ha accertato che l’organizzazione interna della banda era quasi di stampo aziendale, con una suddivisione dei compiti estremamente precisa che mirava alla massima efficienza. Tre dei cinque soggetti arrestati erano operativamente impegnati nel sezionamento fisico dei veicoli.

Il loro compito consisteva nel rimuovere chirurgicamente telai, centraline elettroniche e airbag dai volanti, elementi particolarmente richiesti e costosi. Un quarto uomo fungeva da responsabile della logistica e dello stoccaggio, occupandosi di sistemare ordinatamente i pezzi estratti in appositi scatoloni che venivano poi caricati su un furgone per il trasporto.

Infine, la quinta persona ricopriva un ruolo cruciale per la sicurezza del gruppo, essendo dedicata esclusivamente alla pulizia e alla cosiddetta sterilizzazione degli attrezzi da lavoro, probabilmente per eliminare tracce biologiche o residui identificabili.

Il ritrovamento del materiale e l’identità falsa dei veicoli

All’interno del capannone, la Polizia ha rinvenuto un inventario vastissimo di accessori automobilistici di ogni genere. Oltre alle componenti meccaniche, sono state scoperte numerose targhe di prova e decine di combinazioni alfanumeriche, sia italiane che estere, utilizzate con ogni probabilità per la falsificazione documentale.

La strategia del gruppo non si fermava infatti alla vendita dei singoli pezzi come ricambi usati leciti, ma prevedeva anche la ricostruzione completa di vetture attraverso l’assemblaggio di parti provenienti da diversi furti. In questo modo, i criminali riuscivano a rimettere in circolazione auto con una identità falsa, rendendole difficilmente tracciabili durante i normali controlli stradali. Tutto il materiale trovato, incluso il furgone utilizzato come magazzino mobile, è risultato provento di furto ed è stato posto sotto sequestro.

I provvedimenti dell’autorità giudiziaria

A seguito dell’operazione, la Procura di Roma ha coordinato le fasi successive, chiedendo e ottenendo dal Giudice per le Indagini Preliminari la convalida degli arresti per tutti i cinque coinvolti, con le accuse di riciclaggio e ricettazione in concorso. Il Gip ha disposto nei confronti di tutti gli indagati la misura cautelare dell’obbligo di firma. Tuttavia, per tre dei soggetti considerati maggiormente pericolosi o con ruoli più rilevanti nella struttura, è scattato anche l’obbligo di dimora all’interno del Comune di Roma.

Questa misura è stata ulteriormente aggravata da una restrizione domiciliare che impone loro di non uscire dalla propria abitazione durante gli orari serali e notturni, nel tentativo di prevenire la reiterazione di reati simili. L’indagine prosegue ora per individuare i canali di vendita finali e i destinatari della merce rubata.