Ottantenne uccisa a Roma da un proiettile vagante: in aula l’amica: “Ricordo gli spari e la disperazione”

Il proiettile vagante esploso da una vettura in fuga ha colpito mortalmente l’81enne: stava rientrando a casa

I rilievi dopo gli spari costati la vita al'81enne a Ponte di Nona

Ho sentito gli spari e poi ho visto la mia amica che non riusciva più a respirare. Ricordo solo la disperazione….Uccisa sotto ai miei occhi da un proiettile vagante”. È una testimonianza segnata dall’emozione quella resa questa mattina davanti alla Prima Corte d’Assise di Roma dall’amica di Caterina Ciurleo, l’81enne rimasta uccisa da un proiettile vagante il 23 maggio 2024 in via Don Primo Mazzolari, nel quartiere di Ponte di Nona, alla periferia est della Capitale.

Il proiettile vagante esploso da una vettura in fuga ha colpito mortalmente l’81enne: stava rientrando a casa

La donna era alla guida della Smart sulla quale viaggiava la vittima, seduta sul lato passeggero. Secondo la ricostruzione, il colpo — esploso da un’auto in corsa poi dileguatasi — ha attraversato il bagagliaio dell’utilitaria per poi colpire il sedile, raggiungendo mortalmente l’anziana.

Per l’omicidio sono imputati Adrian Ionita e Mirko Infante Guidom, indicati come gli esecutori materiali, e Dante Spinelli, ritenuto il mandante dell’agguato. Tutti erano presenti in aula al momento della deposizione.

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Caterina Ciurleo

Protetta da un paravento, l’amica di Caterina Ciurleo ha ripercorso le fasi immediatamente precedenti e successive alla sparatoria, immortalata anche dalle telecamere di videosorveglianza della zona. “Eravamo andate a trovare un’altra amica che non stava bene e stavamo rientrando a casa — ha raccontato rispondendo alle domande del pubblico ministero Carlo Villani — quando mi sono trovata davanti una Fiat 500 rossa. Ho pensato a una bravata di ragazzi, mai avrei immaginato di essere coinvolta in una sparatoria”.

Ed invece è successo proprio l’inimmaginabile: gli spari, poi il panico. “Caterina si lamentava, diceva che non riusciva a respirare. Io correvo, volevo solo portarla in ospedale”, ha proseguito la donna, visibilmente provata. Durante la corsa disperata ha incrociato un’ambulanza e l’ha fermata: “Ho detto che ci avevano sparato. Ero disperata per lei”.

Il processo prosegue con l’ascolto degli altri testimoni e l’esame delle immagini acquisite dagli inquirenti.