Quella telefonata era arrivata come un fulmine a ciel sereno. Una voce concitata, che si presentava come quella di un nipote, che aveva raccontato una storia angosciante: un grave problema con la giustizia, il padre trattenuto in caserma, e una soluzione immediata da trovare per evitare conseguenze peggiori. In pochi minuti così, la paura ha preso il sopravvento sulla ragione di un’anziana. Ciò che doveva essere solo una delle truffe agli anziani architettate da una rete criminale in provincia di Roma, si è trasformata però in un arresto in flagrante.
Il ragazzo in trasferta “lavorativa” agiva come ultimo anello della rete criminale campana dedita alle truffe agli anziani nella provincia di Roma
Il meccanismo era quello tristemente noto agli investigatori. Una chiamata a un’utenza fissa, spesso nelle prime ore del giorno, un interlocutore che finge di essere un familiare in difficoltà e la richiesta urgente di denaro o gioielli per “sistemare tutto”, con la pressione psicologica, che tra tutte, è la vera arma di questi truffatori: “il tempo è poco, il pericolo è imminente”. Così la vittima cade nel raggiro e non ha il tempo materiale di avvisare nessuno.
E anche in questo caso, la vittima, era un’anziana residente nella provincia di Roma, e in particolare a Tor Lupara di Finte Nuova, dove è stata convinta che suo figlio stava rischiando guai giudiziari seri se non fosse intervenuta con un aiuto economico: una consegna immediata di denaro e preziosi, che avrebbe potuto risolvere la situazione.
Il ragazzo in attesa davanti alla villetta
Proprio mentre la truffa stava andando a compimento però, a vigilare sul quadrante c’erano gli agenti della V Sezione della Squadra Mobile di Roma, che alla vista di una presenza sospetta nei pressi della villetta indipendente dell’anziana si sono insospettiti. Un minorenne, visibilmente nervoso, sostava davanti al cancello come se aspettasse un segnale.
I poliziotti lo hanno osservato entrare in una delle abitazioni al piano terra e uscirne pochi istanti dopo in modo affrettato. Dietro di lui, un’anziana donna appariva agitata e confusa. Una scena che agli occhi esperti, non ha lasciava spazio a dubbi su cosa fosse appena accaduto.
Il blitz e il bottino nelle tasche
Così gli agenti sono intervenuti bloccando il giovane prima che potesse allontanarsi, per una perquisizione che in un secondo ha confermato i sospetti: nelle tasche aveva un involucro di carta contenente preziosi in oro e centinaia di euro in contanti, di cui non sapeva fornire alcuna spiegazione plausibile sulla provenienza.
A quel punto, l’intera truffa è emersa con chiarezza. La donna, ancora sotto shock, ha raccontato ai poliziotti l’inganno della telefonata del il presunto nipote, e la storia del padre che aveva inventato per farsi consegnare con urgenza i suoi averi e affidarli ad un incaricato: il minorenne.
Il ruolo del “trasfertista”
L’arrestato, appena 16enne di origine egiziana, è così risultato un residente nell’hinterland napoletano e già noto alle forze dell’ordine per precedenti specifici. Era partito proprio quel giorno dalla struttura di accoglienza in cui era domiciliato per quella che gli investigatori definiscono una vera e propria “trasferta lavorativa”.
Il suo ruolo era quello dell’ultimo anello della catena: colui che materialmente si presenta alla porta delle vittime per ritirare il denaro, mentre altri complici gestiscono le telefonate e l’organizzazione.
L’intervento della magistratura
La Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Roma ha richiesto e ottenuto dal giudice per le indagini preliminari la convalida dell’arresto. Nel frattempo sono in corso ulteriori accertamenti per risalire ai complici che hanno orchestrato la truffa a distanza.
Come previsto dalla legge, per il giovane vige il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna, ma gli elementi raccolti sono ritenuti gravi e coerenti.


















