Sparò e uccise un ladro che aveva ferito un collega all’Eur: carabiniere condannato

Carabiniere condannato per aver ucciso un ladro di Ostia che aveva dato una cacciavitata al collega: l'accusa di eccesso colposo nell'uso delle armi

Piazzale Clodio

Sparò a un ladro in fuga, carabiniere condannato dal tribunale di Roma a tre anni di carcere per eccesso colposo nell’uso legittimo di armi. Il militare – intervenuto per una segnalazione di furto all’Eur – aveva esploso due colpi di pistola in direzione del ladro, ormai di spalle, dopo che quest’ultimo aveva ferito con un cacciavite il collega. La vittima Jamal Badawi, un siriano di 56 anni, che aveva vissuto a lungo a Ostia, morì all’istante trafitto da un proiettile.

Carabiniere condannato per aver ucciso un ladro di Ostia che aveva dato una cacciavitata al collega: l’accusa di eccesso colposo nell’uso delle armi

Per l’imputato – Emanuele Marroccella, un vicebrigadiere all’epoca in servizio presso il nucleo radiomobile del comando provinciale di Roma – la procura aveva chiesto una condanna a due anni e mezzo di carcere. Ma il giudice – oggi, 7 gennaio – ha optato per una pena a tre anni.

Il fatto

I fatti risalgono a una notte di settembre del 2020. Erano le 4 del mattino, quando un portiere segnalò una presenza sospetta negli uffici della società Lending Solution, in via Paolo di Dono dove poi vennero trovate delle porte forzate. Tre pattuglie dei carabinieri circondarono l’edificio.

Il vicebrigadiere Marroccella e un collega, il luogotenente Lorenzo Grasso, entrarono dall’ingresso principale, sorprendendo Badawi, che reagì colpendo Grasso a un fianco con un cacciavite lungo 31 centimetri.

Subito dopo, il ladro tentò la fuga verso il cancello. Marroccella esplose due colpi: uno andò a vuoto, l’altro colpì – a distanza ravvicinata – la vittima sotto all’ascella causandone la morte praticamente all’istante.

In aula, il vicebrigadiere ha raccontato di aver sparato per proteggere il collega ferito, credendo che fosse in pericolo di vita. “Mentre puntavo la pistola alle gambe, ero fermo: se fossi stato instabile, non avrei premuto il grilletto”. Aggiungendo che la decisione fu presa sull’onda emotiva, dopo aver sentito Grasso urlare “Mi ha accoltellato! Non riesco a respirare”.

Due ricostruzioni opposte

I difensori del carabiniere, gli avvocati Paolo Gallinelli e Lorenzo Rutolo, in base a questa ricostruzione hanno sostenuto nella loro arringa che l’uso delle armi era stato dettato dalla necessità di fermare una persona pericolosa e puntavano all’assoluzione.

Di parere opposto i legali dei familiari di Badawi, parti civili nel procedimento:  “Badawi era disarmato, di spalle e, per di più, in fuga a mani vuote quando è stato colpito a morte“.

Jamal Badawi aveva abbandonato la Siria a causa della guerra e si era trasferito a Roma dove si arrangiava con lavori saltuari, mentre la moglie e i cinque figli, da qualche tempo, si erano trasferiti da Ostia in Svizzera nella speranza di maggiori opportunità.

Le circostanze del furto

Le circostanze del presunto furto non sono mai state completamente chiarite: addosso alla vittima non sono stati trovati oggetti rubati, ne’ è stata trovata refurtiva accantonata.

Secondo le indagini, Badawi stava parlando al telefono con qualcuno mentre si trovava nei locali, suggerendo l’ipotesi di un sopralluogo prima di un furto o del passaggio di informazioni a un complice, mai identificato.

Il commento di Salvini

La sentenza è stata commentata dal vicepremier Matteo Salvini: ”La mia totale vicinanza e solidarietà al carabiniere, condannato per aver fatto il suo dovere e aver difeso un collega. A temere una condanna devono essere i criminali, non forze dell’ordine e cittadini perbene”.