Carabiniere sparò e uccise un ladro in fuga all’Eur: ora rischia la condanna

Il carabiniere è accusato di eccesso colposo dopo aver ucciso un sospetto ladro durante un intervento all’Eur. La vittima, ex militare siriano, viveva a Ostia

Una gazzella dei carabinieri

È fissata per il 30 ottobre la sentenza sul caso che vede imputato il carabiniere, un vicebrigadiere, accusato della morte di Jamal Badawi, il 56enne siriano conosciuto ad Ostia, colpito a morte da un proiettile mentre fuggiva da un’azienda informatica all’Eur nella notte del 20 settembre 2020 dove probabilmente si era introdotto per rubare o fare un sopralluogo.

Il carabiniere è accusato di eccesso colposo dopo aver ucciso un sospetto ladro durante un intervento all’Eur. La vittima, ex militare siriano, viveva a Ostia

Per la Procura di Roma, la reazione del carabiniere fu sproporzionata: per questo è stata richiesta una condanna a due anni e mezzo per eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi.

I legali della parte civile sostengono addirittura l’ipotesi di omicidio volontario, sostenendo che Badawi fosse disarmato, di spalle e in fuga per di più a mani vuote.

Erano le 4 del mattino, quando un portiere segnalò una presenza sospetta negli uffici della società Lending Solution, in via Paolo di Dono dove poi vennero trovate delle porte forzate. Tre pattuglie dei carabinieri circondarono l’edificio.

L’intervento

Il vicebrigadiere Emanuele Marroccella e il luogotenente Lorenzo Grasso entrarono dall’ingresso principale, sorprendendo Badawi, che reagì colpendo Grasso a un fianco con un cacciavite lungo 31 centimetri.

Subito dopo, il ladro tentò la fuga verso il cancello. Marroccella esplose due colpi: uno andò a vuoto, l’altro colpì – a distanza ravvicinata – la vittima sotto all’ascella causandone la morte praticamente all’istante.

In aula, il vicebrigadiere ha raccontato di aver sparato per proteggere il collega ferito, credendo che fosse in pericolo di vita. “Mentre puntavo la pistola alle gambe, ero fermo: se fossi stato instabile, non avrei premuto il grilletto”. Aggiungendo che la decisione fu presa sull’onda emotiva, dopo aver sentito Grasso urlare “Mi ha accoltellato! Non riesco a respirare”.

Ora la parola passa al giudice: tra pochi settimane si saprà se per Marroccella ci sarà condanna o assoluzione, come ricostruito l’altra mattina, venerdì 11 settembre, dai difensori Paolo Gallinelli e Lornzo Rutolo.

Da Ostia alla Svizzera

Prima della tragedia, la famiglia di Jamal Badawi viveva a Ostia, sul litorale romano, dove aveva cercato di costruire una quotidianità nonostante le difficoltà economiche.

Tre anni prima dei fatti, la moglie e i cinque figli avevano lasciato Ostia per trasferirsi in Svizzera, spinti dal desiderio di un futuro migliore. Badawi, rimasto a Roma, progettava di raggiungerli una volta sistemata la propria situazione personale.