“Froc** di merda” e giù botte: calci, pugni e sputi a un ragazzo più grande di loro che passeggiava con un ventaglio in mano. Hanno un volto e un nome i protagonisti dell’aggressione omofoba che la notte del 13 settembre scorso hanno brutalmente picchiato il 25enne Alessandro Ansaldo, in pieno centro a Roma, non lontano da largo Argentina. I carabinieri hanno identificato denunciato tre 17enni romani.
“Froc** di merda”, e giù botte: identificata e denunciata dai carabinieri la banda della brutale aggressione omofoba in centro
La vittima, finito in ospedale con quasi un mese di prognosi, aveva sporto denuncia ai carabinieri la mattina seguente all’aggressione, raccontando di essere stato avvicinato da un gruppo di ragazzi mentre stava tornando a casa, da solo.
Secondo il giovane, uno dei ragazzi gli aveva sfilato con violenza dalle mani il ventaglio che teneva in mano, distruggendolo, per poi spintonarlo, e bersagliarlo di sputi in faccia.
Quando aveva provato a reagire, a difendersi, erano arrivati i calci e pugni di altri due ragazzi, due complici, di una banda di almeno sei o setto adolescenti.
Le indagini dei carabinieri
L’indagine dei carabinieri della Stazione di Roma Piazza Farnese è partita dalle numerose telecamere di sorveglianza della zona.
Poi sono passate a passare al setaccio i pagamenti effettuati dal gruppo in alcuni locali della zona. Alla fine hanno incrociato i dati con le informazioni ottenute attraverso i social.
La vittima: “Hanno minacciato pure i testimoni”
Alessandro Ansaldo, dopo essere stato soccorso dai passanti era stato trasportato d’urgenza al Santo Spirito, con un trauma cranio-facciale, la frattura del naso e contusioni costali. Era stato lui stesso a denunciare la brutale aggressione omofoba di cui si era ritrovato vittima.
Nell’occasione aveva rivolto anche appello ai testimoni che, durante l’aggressione avevano ripreso la scena con i loro cellulari: “C’erano persone che stavano riprendendo con il telefonino. Il primo che mi ha colpito ha minacciato chiunque cercasse di filmare. Spero che riesca a mettermi in contatto con loro”. Ora per lui un piccolo conforto, dei suoi aggressori si occuperà la procura minorile.


















