Promesse d’amore, messaggi affettuosi e il miraggio di una nuova vita in Italia, ma poi ad aspettarle a Roma c’era il mondo della prostituzione. Riporta agli anni Novanta quando la tratta dalla Romania era fiorente la retata di arresti per 21 persone coordinata all’alba di oggi dagli investigatori della Questura di Roma.
Maxi operazione italo-romena smantella rete criminale che adescava donne con promesse d’amore, poi isolate e costrette alla prostituzione a Roma: 21 gli arresti
L’organizzazione criminale era in grado di trasformare l’inganno sentimentale del lover boy in un sistema strutturato di tratta e sfruttamento della prostituzione.
Le giovani donne romene, dopo essere state sedotte e convinte a raggiungere Roma, venivano isolate, controllate e costrette a prostituirsi sotto la rigida supervisione dei loro finti fidanzati.
L’inganno d’amore e il trasferimento nella Capitale
Ma l’inganno non finiva con la seduzione: una volta arrivate a Roma, le donne, perlopiù giovanissime, scoprivano di essere entrate in una rete rigidamente controllata.
Il gruppo criminale, composto da due nuclei familiari, gestiva ogni aspetto della loro vita. I falsi fidanzati, che inizialmente avevano recitato la parte dell’amato premuroso, diventavano ora guardiani: imponevano orari, abbigliamento, modalità di approccio con i clienti e persino le tariffe.
Le auto usate per accompagnare le vittime erano noleggiate con targa romena, e venivano utilizzate non solo per il trasporto ma anche come strumento di sorveglianza.
Aggressioni per azzittire
Quando una delle donne cercava di sottrarsi al regime di sfruttamento, gli investigatori hanno documentato aggressioni: in un caso, tre membri dell’organizzazione hanno attaccato due uomini che avevano avvicinato le ragazze, un chiaro segnale del potere coercitivo della rete.
Prostituzione e riciclaggio

Parallelamente allo sfruttamento della prostituzione, il gruppo ha messo in piedi una complessa struttura di riciclaggio. I proventi venivano spediti in Romania tramite un corriere compiacente, titolare di un’agenzia di trasporti tra i due Paesi, che occultava il denaro nascosto dentro un furgone.
Una volta giunto in patria, il denaro finiva reinvestito in beni di lusso: immobili, terreni, auto di prestigio. Secondo le stime investigative, il valore complessivo delle ricchezze accumulate supera 1,7 milioni di euro.
Dietro il volto romantico del lover boy, dunque, si celava un’organizzazione strutturata, spietata e redditizia, smantellata grazie a un’azione coordinata tra Italia e Romania con il supporto di Europol, Eurojust e della rete internazionale di polizia.

















