Chi voleva zittire Sigfrido Ranucci con una bomba (di un chilo) fatta esplodere fuori casa, a Campo Ascolano? L’inchiesta sull’attentato al giornalista e conduttore di Report sembra partire dalla malavita locale, piccola e grande criminalità in un territorio al centro di inchieste e attività illecite intrecciate con politica, cemento e affari.
Ranucci: nel mirino pure l’inchiesta sugli affari criminali legati al porto. Analisi su un’auto rubata a Ostia
Dietro a quell’esplosione, le ipotesi investigative della Dda della procura di Roma battono su più fronti, ma una pista prende forma con sempre maggiore insistenza: quella della criminalità locale, radicata tra Ostia, Torvajanica e Pomezia, dove fronde ultrà, clan albanesi, camorra e malavita romana convivono — e spesso collaborano — per spartirsi traffici e territori.
Intanto si aspetteranno gli esiti delle tamponature sulla Fiat 500 rubata trovata abbandonata non lontano dalla villetta di Ranucci e intestata a un incensurato residente a Ostia che ne ha denunciato il furto da settimane.
Un territorio di confine e appetiti
Non è la prima volta che il nome di Ranucci compare tra le persone minacciate da ambienti criminali. Negli ultimi anni, Report ha toccato più volte nervi scoperti: traffico di droga, infiltrazioni nell’economia legale, connessioni tra criminalità e ultrà, interessi nei rifiuti e nella speculazione edilizia.
Lo stesso giornalista ha confermato che i magistrati della Direzione distrettuale antimafia gli hanno parlato di almeno quattro o cinque possibili moventi legati ai suoi servizi.
Uno, in particolare, riguarda un nodo molto delicato: il nuovo porto turistico di Fiumicino.
Il nuovo porto di Fiumicino: affari miliardari e ombre criminali
Il progetto del nuovo porto di Fiumicino prevede la realizzazione di un’infrastruttura in grado di ospitare le grandi navi da crociera e attrarre capitali per centinaia di milioni di euro. Un’opera imponente, strategica dal punto di vista economico e turistico, ma già da tempo segnalata come possibile obiettivo di interessi mafiosi.
Secondo fonti investigative, la criminalità organizzata avrebbe messo gli occhi sull’indotto legato al porto: subappalti, logistica, movimentazione terra, sicurezza privata, fino ai locali e ai servizi destinati ai passeggeri. L’area del litorale romano, già al centro di faide per il controllo degli stabilimenti balneari e del traffico di stupefacenti, rischia di diventare un altro crocevia di affari illeciti, e l’attenzione di Report su questo fronte potrebbe aver dato fastidio.
Non a caso, gli inquirenti ritengono che l’attentato possa essere un messaggio trasversale: non solo per intimorire Ranucci, ma per colpire simbolicamente chi osa indagare sulle nuove rotte dell’economia criminale.
Tra le piste al vaglio ci sarebbe anche quella che conduce agli interessi della ndrangheta nel business dell’eolico, sponsorizzati da alcuni politici. Una inchiesta che il conduttore di Report affronterà nella terza puntata del programma giornalistico d’inchiesta in onda dal 26 ottobre su Rai3.
Per ora nelle mani degli inquirenti pochi elementi: c’è solo la testimonianza di un uomo che avrebbe visto un uomo incappucciato allontanarsi prima dell’esplosione.
Ad attenderlo sicuramente poco lontano i complici e il palo che ha dato il via libera all’accensione della miccia con un chilo di esplosivo all’interno.
Minacce, silenzi e un clima pesante

Non è un caso isolato. Ranucci aveva già ricevuto minacce in passato: proiettili P38 recapitati sotto casa (mai denunciati alla stampa), messaggi criptici dai clan calabresi, pressioni per aver affrontato il tema del caso Moro e dei traffici legati ai migranti.
Addirittura, secondo quanto emerso, un cartello della droga messicano avrebbe inviato segnali per scoraggiare la diffusione di certe inchieste. “Continueremo a portare avanti le nostre inchieste”, ha ribadito oggi Ranucci.
L’abbraccio di Campo Ascolano
Nel giorno successivo all’attentato, oltre trecento persone si sono riunite a Campo Ascolano, frazione di Pomezia, per esprimere solidarietà al conduttore che lì vive da anni con la famiglia.
Un abbraccio collettivo da parte di cittadini, associazioni, esponenti della società civile. “Siamo noi la tua scorta”, hanno gridato in piazza, mentre Ranucci, visibilmente commosso, ringraziava ricordando il valore della libertà d’informazione.
















